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La Repubblica, 16 luglio 2019

 

Restauri, autostrade, voli per l'Europa. Un imponente programma di sviluppo del turismo voluto da Pechino per la sua regione a prevalente cultura musulmana. Ma dietro agli edifici storici tirati a lucido, palazzoni che ospitano "scuole di rieducazione", in altre parole campi di internamento per la popolazione di antica origine turca.

Da poco è stato inaugurato un nuovo volo che da Vienna collegherà direttamente la città di Urumqi nella speranza, per i cinesi, di aprire le rotte turistiche anche agli europei (per ora il 40% dei visitatori sono solo locali) ma al contempo, sostiene l'Afp, è necessario che i viaggiatori vengano a conoscenza di ciò che è tenuto nascosto per esempio poco fuori Kashgar, un'antica città della Via della Seta. Qui i venditori di cibo commerciano frutta, spiedini, i piccoli giocano nelle strade e tutto sembra "ordinario" ma poliziotti armati e posti di controllo frequenti ricordano i conflitti interetnici nell'area.

Gli affari sono cresciuti costantemente nel corso degli anni sopratutto perché "lo Xinjiang è ora stabile" ha spiegato all'Afp Wu Yali, che gestisce un'agenzia di viaggi nella regione. Gli stessi turisti "si adattano agli elevati livelli di sicurezza dopo pochi giorni". Ai viaggiatori viene chiaramente impedito di entrare o avvicinarsi ai campi di rieducazione. Le strutture sono recintate, costantemente sorvegliate e ben protette: i giornalisti francesi, durante un viaggio di una settimana nella regione, raccontano di essere stati continuamente respinti mentre cercavano di avvicinarsi ai campi.

A domande sulla situazione la Cina continua a rispondere che le strutture sono "centri di formazione professionale" dove i "tirocinanti" di lingua turca imparano il mandarino e le capacità lavorative ma osservatori internazionali temono che nei centri vengano sfruttati donne e uomini per creare forza lavoro a bassissimo costo.

"Per un turista che va e viaggia per un percorso prestabilito tutto sembra bello" sostiene Rachel Harris, esperta di cultura e musica uigura presso la Scuola di Studi Orientali e Africani dell'Università di Londra. "La violenza che viene inflitta a uiguri e musulmani... è stata resa invisibile. È tutto molto tranquillo perché c'è un regime di terrore che viene imposto alla popolazione locale" sostiene duramente. In tutto ciò il governo continua ad accrescere le sue ambizioni per trasformare lo Xinjiang in una meta dalla forte attrattiva turistica, puntano su investimenti milionari e avvalendosi di pacchetti turistici che presentano le diverse bellezze naturali e culturali patrimonio dell'umanità Unesco. Offrono perfino esperienze "etniche" legate a danza e visite nei luoghi degli uiguri.

"La cultura uigura si riduce al solo canto e danza" ha dichiarato all'Afp Josh Summers, un americano che ha vissuto nello Xinjiang per oltre un decennio e ha scritto guide di viaggio per la regione. "Ciò che mi rende triste è che ci sono solo parti molto specifiche della cultura uigura che vengono mantenute a causa del turismo". A livello internazionale crescono inoltre le preoccupazioni per i leader culturali della comunità uigura scomparsi e che potrebbero essere stati detenuti, per l'ostracismo da parte della Cina per le tradizioni musulmane in quell'area e per il possibile utilizzo di test nucleari nella zona in passato. Informazioni che - secondo il reportage - i futuri turisti dello Xinjiang dovrebbero poter avere prima di decidere di partire.