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di Guido Santevecchi


Corriere della Sera, 2 dicembre 2019

 

Per stipulare un contratto di telefonia mobile (e per navigare) non basta più presentare la propria carta d'identità, occorre fornire la scansione del proprio viso. Per aprire un contratto di telefono mobile da oggi in Cina non basta più presentare la propria carta d'identità, è obbligatorio anche sottoporsi al riconoscimento facciale, fornendo alle aziende di telefonia la scansione del proprio viso. Il ministero dell'industria e tecnologia ha spiegato in una nota che gli operatori Telecom debbono utilizzare programmi di intelligenza artificiale per verificare l'identità dei nuovi utenti. In Cina lo smartphone è la porta d'accesso a Internet.

Novecento milioni di cittadini navigano sul web attraverso il telefonino, per ogni attività quotidiana, dai pagamenti all'acquisto di biglietti di aereo e treno. E l'obbligo di riconoscimento facciale, dicono le autorità, serve a ridurre il rischio di abusi e truffe ai danni degli utenti. Continua la nota: "Incrementeremo la supervisione e l'ispezione per promuovere un sano e ordinato sviluppo di Internet, proteggere la sicurezza dello Stato e l'interesse del pubblico".

Gli ultimi dati propagandati da Pechino sostengono che il sistema di riconoscimento facciale (videosorveglianza accoppiata a intelligenza artificiale) è così perfezionato che ora si identifica il 98,1 per cento dei volti in 8 decimi di secondo. La stampa ha citato decine e decine di arresti, con i ricercati scoperti dalle telecamere a circuito chiuso durante concerti, partite di calcio, negli aeroporti e in piazza.

Le aziende hi-tech cinesi nel settore sono le più avanzate al mondo e propongono anche servizi spettacolari, come nelle lounge Vip del nuovo aeroporto di Pechino dove hostess dotate di occhiali a realtà aumentata riconoscono i passeggeri ("schedati" in precedenza) e li informano sul loro volo. Ma il riconoscimento facciale per avere il numero di telefono non è una questione di comodità. Si controlla chi accede al web e ai social network. L'innovazione ha aperto un dibattito: "È il progresso", "No, è troppo", "Di che cosa ha paura il governo?" si leggeva ieri sui microblog.