di Gianluca Modolo
La Repubblica, 25 maggio 2022
La Bbc pubblica file della polizia hackerati. L’inchiesta di 14 testate internazionali, tra cui L’Espresso, svelano nuovi dettagli sull’internamento di oltre 20mila uiguri e fotografie di luoghi sensibili. L’Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite Michelle Bachelet arriva nello Xinjiang.
Quattordici testate internazionali - per l’Italia, L’Espresso - in contemporanea svelano nuovi scioccanti dettagli sulla persecuzione della minoranza musulmana degli uiguri. Si chiamano “Xinjiang Police Files”: migliaia di foto e documenti hackerati dai server della polizia cinese, discorsi classificati di alti funzionari, manuali interni di polizia, dettagli sull’internamento di oltre 20mila uiguri e fotografie di luoghi altamente sensibili.
“I file rivelano, con dettagli senza precedenti, l’uso da parte della Cina dei campi di rieducazione e delle prigioni. Le prove più solide finora emerse di una politica che prende di mira quasi tutte le espressioni dell’identità, della cultura o della fede islamica, e di una catena di comando che arriva fino al leader cinese Xi Jinping”. Per chi cerca di fuggire, l’ordine è quello di “sparare per uccidere”.
I file contengono più di 5mila foto di uiguri scattate dalla polizia tra gennaio e luglio 2018: 2.884 detenuti in “campi di rieducazione” nei centri di Konasheher e Tekes. I documenti coprono più di un decennio, fino alla fine del 2018. “Si vedono prigionieri ammanettati, incatenati, sbattuti a terra. Uomini con segni evidenti di percosse e tumefazioni su tutto il corpo”. Molti sono accusati soltanto di aver “studiato segretamente il Corano”, essersi fatti “crescere la barba” o aver “viaggiato in Paesi musulmani”. La fonte dei file sostiene di averli violati dai server della polizia passandoli poi all’accademico tedesco Adrian Zenz, già denunciato dal governo cinese come un “fondamentalista cristiano che vuole distruggere il comunismo”, ora sotto sanzioni da parte di Pechino.
Proprio ieri sono iniziate le due tappe nello Xinjiang di Bachelet: un viaggio atteso almeno dal 2018, tra molte polemiche. Nessun giornalista straniero al seguito, una visita a “circuito chiuso”, ufficialmente per il Covid. “Spero che serva a chiarire la disinformazione”, dice il ministro degli Esteri Wang Yi. Attivisti e Ong si chiedono invece che cosa le sarà permesso vedere. Qui, dove secondo varie inchieste, un milione di persone sono state imprigionate in campi di internamento per combattere l’estremismo religioso. Per gli Usa - che ieri hanno reagito dicendosi “sconvolti” dalle informazioni - “un genocidio”, per la Cina “la più grande menzogna del secolo”.










