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di Marco Alfieri

Il Sole 24 Ore, 3 gennaio 2024

Costruirsi un futuro di vita differente, grazie alle competenze digitali. Offrendo un valido modello emulativo a chi non ha alle spalle situazioni così complicate come la permanenza in carcere. Perché se ce la fanno loro, è il sottotesto, può farcela chiunque. Questa è una delle ragioni di fondo per cui il colosso statunitense Cisco, nel 2003, ha avviato una scuola di formazione Ict nelle carceri italiane. “Siamo partiti dalla struttura di Bollate, vicino Milano, grazie all’incontro di alcuni personaggi illuminati: l’allora direttrice del carcere, Lucia Castellano, un manager Cisco come Francesco Benvenuto e Lorenzo Lento, fondatore della Cooperativa Universo poi diventata una delle 35o Academy Cisco nel nostro Paese”, racconta Gianmatteo Manghi, ad di Cisco Italia.

Vent’anni dopo, quell’esperimento pionieristico è diventato un vero e proprio programma strutturato che offre formazione di base e in aree strategiche come il networking, la cybersecurity, l’Internet of Things e prevede corsi e la possibilità di fare degli esami per conseguire certificazioni professionali Cisco, poi spendibili nel mondo del lavoro.

All’interno del Networking Academy Cisco in carcere ci sono stati finora vari casi di persone che hanno potuto - uscendo dall’istituto di pena o lavorando in regimi di detenzione che Io consentono - trovare una vera occupazione, reinventandosi attraverso questo tipo di lavori. Alcuni detenuti sono diventati istruttori di Academy e quindi ora formano “colleghi” detenuti. Altri sono addirittura saliti ai vertici europei della consulenza in materia di cybersecurity. È il caso emblematico di Luigi Celeste, che ha scontato nove anni di carcere per omicidio volontario, dopo aver sparato a suo padre nel 2008. E oggi è diventato, appunto, un superconsulente informatico per molte grandi aziende. “Per noi la responsabilità sociale di impresa non esiste più”, prosegue Manghi. “Tutto quello che facciamo fa parte della nostra cultura di impresa e dei nostri valori codificati, il che significa realizzare ottimi risultati finanziari, creare un ambiente di lavoro eccellente capace di trattenere e attrarre talenti e produrre un effetto positivo sulla società e l’ambiente, realizzando la nostra mission in modo strategico e continuativo”.

Dopo Bollate, famosa a livello internazionale per la sua capacità di recupero e riabilitazione dei detenuti, l’iniziativa si è ampliata in altri istituti di pena, mano a mano che c’era disponibilità e la possibilità di farlo. Oggi ci sono iniziative di Academy Cisco in ben otto carceri italiane, tra cui una realtà minorile e una divisione femminile (sempre a Bollate). Ovviamente non tutti i partecipanti ce la fanno a seguire questi percorsi, il contesto in cui si opera è spesso difficile; molte volte i detenuti hanno storie particolari alle spalle e deficit non più recuperabili. Ma tra le 1.500 persone certificate che hanno frequentato finora i corsi, cosa fondamentale, la recidiva è pari a zero.

Un’altra azienda chiave in questo progetto di Networking Academy è Axians (brand del Gruppo Vinci Energies Italia). Insieme a Cisco di cui è partner, proprio partendo da Bollate, Axians ha strutturato un percorso di formazione di lunga durata attraverso il quale l’azienda punta ad attingere nuovi talenti per dare loro opportunità di lavoro nell’assistenza ai clienti del settore Ict. In pratica Axians ha creato un centro di controllo della rete dentro Bollate, una vera attività di impresa a beneficio dei loro clienti.

Solo chi completa l’intero percorso potrà accedere alla possibilità di impiego: sei detenuti sono operativi nel lavoro quotidiano mentre c’è già stata una assunzione a tempo indeterminato (e altre ne seguiranno nel corso del prossimo biennio). Dal 2016 esiste anche un protocollo d’intesa con il Ministero della Giustizia a fare da apripista. Nel medio periodo l’obbiettivo di sistema, mettendo insieme Pubblica amministrazione illuminata, altre imprese di buona volontà e Terzo Settore, è quello di entrare gradualmente in tutte e 190 le carceri italiane.

“Investire in progetti di formazione digitale serve più in generale per attrarre giovani nel nostro ecosistema, a beneficio di tutta l’economia italiana”, continua Manghi. “Queste skill, infatti, servono ormai in tantissimi lavori in modo trasversale: dal medico al giornalista, dal progettista all’architetto fino allo sviluppatore di software, in uno scenario in cui, nei prossimi 5 anni, rischiano di mancare fino ad un milione di persone con competenze digitali nel nostro Paese”.