di Marina Lomunno
La Voce e il Tempo, 24 febbraio 2021
Sebbene limitati dal coronavirus e costretti a seminari e convegni on line, non si arresta la riflessione sulla legalità e la detenzione. Due sono state le occasioni per sensibilizzare opinione pubblica e addetti ai lavori su questi temi.
Il primo, un seminario promosso il 5 febbraio da "Capitale Torino" e moderato da Francesco Tresso, vicepresidente della Commissione per la legalità e il contrasto dei fenomeni mafiosi, sul tema "Cittadinanza, legalità e sicurezza", ha chiamato a raccolta tutti gli attori che in città operano per garantire la convivenza civile dai Penitenziari (Simona Vernaglione, direttore del Ferrante Aporti) all'Ufficio di esecuzione Penale (Domenico Arena, direttore Uepe), dai garanti dei detenuti (Monica Cristina Gallo) ai docenti di Giurisprudenza (Miryam Borrello, Davide Petrini, Lorenzo Grignani) dai vigili del Nucleo di Prossimità (Valter Bouqulè) ai mediatori culturali (Giovanni Ghibaudi). Tutti sono stati coinvolti, come ha introdotto Tresso, per fare il punto sulla situazione della legalità e per sensibilizzare la prossima Giunta comunale, che verrà eletta in primavera, sulla necessità che a Torino la legalità si coniughi con la cittadinanza e perché la sicurezza non diventi paura e diffidenza nei confronti di chi è diverso ma si costruisca con i diritti di ogni cittadino.
A questo riguardo - a fronte (secondo i dati Istat) di una diminuzione di omicidi, furti e rapine ma di un aumento di reati informatici e atti persecutori - è in crescita la recidiva di chi ha scontato una pena in carcere: 5 su 8 ex detenuti tornano a delinquere. Un dato preoccupante su cui bisogna riflettere e mettere in atto politiche che prevengano la diffusione dell'illegalità, come hanno sottolineato Monica Gallo, Simona Vernaglione e Domenico Arena perché l'amministrazione è ancora lontana dalle problematiche carcerarie.
"Laddove infatti il tempo della pena è ricco di contenuti formativi e di avviamento al lavoro", ha detto Monica Gallo, "allora la recidiva crolla". Un concetto ribadito dalla direttrice del carcere minorile Ferrante Aporti, Istituto da sempre fiore all'occhiello in Italia per le attività di reinserimento dei ragazzi, che ha presentato l'iniziativa di creare un teatro all'interno dell'Istituto, aperto alla cittadinanza in modo che i ragazzi siano in contatto con "chi è libero": "solo così ti puoi sentire cittadino già quando "sei dentro perché non si può imparare a nuotare senza andare al mare".
Più strettamente inerente all'Amministrazione carceraria, il seminario organizzato da Bruno Mellano, Garante dei detenuti della Regione Piemonte giovedì 11 febbraio, sul tema "Senza casa, senza lavoro gli internati in misura di sicurezza e il caso Piemonte", uno dei tanti drammi "dimenticati" del sistema penitenziario italiano. Si tratta delle "Case-lavoro per gli internati in esecuzione delle misure di sicurezza", un istituto dell'Ordinamento carcerario mai riformato risalente agli anni 30 e che non ha mai raggiunto la finalità dell'inserimento nella società.
A fine gennaio erano 334 le persone internate in colonie agricole o Case-lavoro che in realtà, nel migliore dei casi, sono edifici annessi ai penitenziari, ex strutture carcerarie o ex ospedali psichiatrici se non sezioni all'interno delle galere, tra cui Biella con 53 ristretti (78 sono in Abruzzo, 54 in Emilia Romagna, 35 in Sicilia, 23 in Sardegna e in altre regioni).
Obiettivo dei lavori introdotti da Mauro Palma, Garante nazionale delle persone private della Libertà, portare all'attenzione dell'amministrazione della Giustizia un istituto "obsoleto" al limite della costituzionalità e da cancellare "perché frutto di una cultura penalistica e giuridica del secolo scorso che conteneva la marginalità" se si tiene conto che gli internati in quelle che dovrebbero essere Case lavoro (ma di fatto strutture carcerarie con sbarre e agenti) sono persone considerate socialmente pericolose, non condannate, né processate. "Si tratta di "disperati, malati di mente, tossicodipendenti, infermi, stranieri senza documenti, persone fragili", ha elencato Alessandro Prandi, Garante della Città di Alba, gli scarti della società direbbe Papa Francesco.











