di Silvana Cortignani
tusciaweb.eu, 12 febbraio 2026
Dieci mesi e 160mila euro di provvisionale ai familiari della vittima - Assoluzione piena per l’addetto alla sorveglianza generale. Detenuto si suicida impiccandosi in cella. Un anno orribile il 2018, quando tra Viterbo e Civitavecchia si sono tolti la vita in questa maniera tre detenuti, dalla cui morte sono scaturiti altrettanti processi per omicidio colposo a carico del personale penitenziario. A Mammagialla si sono tolti la vita il 21 maggio Andrea Di Nino e il 23 luglio Hassan Sharaf. A Civitavecchia si è impiccato il successivo 16 settembre Simone Roca. Per quest’ultimo il processo si è chiuso ieri con un’assoluzione e una condanna.
Una condanna e un’assoluzione. L’agente penitenziario è stato condannato a 10 mesi di reclusione per omicidio colposo - il pm aveva chiesto un anno e quattro mesi - e a una provvisionale di 160mila euro alle parti civili (responsabile civile il ministero della giustizia). È stato invece assolto con formula piena, perché il fatto non sussiste, l’addetto alla sorveglianza generale nonché coordinatore del carcere, difeso dall’avvocato viterbese Giuliano Migliorati.
Vittima Simone Roca, 63 anni, di Roma, detenuto in attesa di giudizio affetto da disagio mentale, che il 16 settembre 2018 si è impiccato con un lenzuolo alle sbarre della finestra della cella di isolamento del carcere di Civitavecchia. Cella di isolamento che secondo l’accusa, come disposto dal comandante di reparto il 5 settembre di otto anni fa, avrebbe dovuto essere sorvegliato a vista per evitare che Roca si facesse del male. Il personale di polizia avrebbe dovuto sostare ininterrottamente davanti alla camera di detenzione, ovvero al monitor dove vengono visualizzate le immagini delle telecamere, e osservare con attenzione i comportamenti del detenuto.











