di Enzo Cheli
La Stampa, 1 settembre 2026
Nel corso dell’ultimo anno gli equilibri del mondo hanno subito scosse profonde e tutti avvertiamo, anche se con sensibilità diverse, che la storia dell’umanità ha imboccato strade del tutto nuove e molto più rischiose di quelle del passato. I problemi che dominano la scena del mondo e che più si riflettono nella vita interna degli Stati nazionali condizionandone il futuro sono oggi l’emergenza climatica, la pressione migratoria, gli sviluppi ambivalenti dell’intelligenza artificiale, la crisi del multilateralismo con le guerre che non trovano soluzione per l’uso spregiudicato della forza da parte di alcuni paesi.
Sono tutti problemi divisivi che impongono ai popoli e alle classi dirigenti che li guidano scelte non solo politiche ma anche etiche, come ha messo bene in luce Leone XIV nella sua enciclica “Magnifica Humanitas”, dove si chiarisce come lo sviluppo della scienza, se non ben governato, possa colpire i valori della tradizione cristiana a partire dalla dignità della persona umana e favorire, sul piano politico, l’affermazione delle dittature a danno delle democrazie. Problemi dunque che vengono strettamente a intrecciare il livello interno al livello internazionale e che una classe politica degna di questo nome non dovrebbe ignorare, bensì affrontare con una visione tempestiva e realistica commisurata all’interesse del Paese che le è dato governare.
Non sembra che questa sia oggi la realtà che è dato constatare nel nostro paese se osserviamo i comportamenti del mondo della politica sia a destra che a sinistra dove si parla molto di programmi per i futuri governi, ma i contenuti di tali programmi restano per il momento o del tutto indeterminati o fortemente condizionati (come nel caso della immigrazione) da premesse ideologiche. E invero quello che al momento si nota in questo mondo è in prevalenza un forte impegno nelle sfide elettorali per la conquista del potere che si accompagna ad una scarsa attenzione per i problemi di fondo che abbiamo ricordato: situazione che concorre pericolosamente ad aumentare il distacco che da tempo viene a contrapporre il corpo sociale alla sfera della politica ed alle istituzioni governanti.
Vero è che i problemi che il mondo ci sta oggi ponendo sono del tutto nuovi e molto complessi. Per questo, per dare risposte ragionevoli forse sarebbe il caso che le forze che aspirano alla guida del governo, sia a destra che a sinistra, avviassero su ciascuno di esse lo sforzo di una riflessione non superficiale attraverso gruppi di esperti autorevoli (e possibilmente indipendenti), in grado di cogliere il livello di sviluppo di ciascun problema ed il suo intreccio con la realtà nazionale, così da suggerire le linee di condotta più realisticamente adattabili a questa realtà. Sulle scelte suggerite si potrebbe poi promuovere con una tecnica referendaria il giudizio di una opinione pubblica correttamente informata.
È troppo richiedere un passaggio come questo che sarebbe pienamente rispondente al modello di una democrazia non solo decidente ma anche partecipativa? Il fatto è che la dimensione mondiale dei problemi più impegnativi dovrebbe spingere oggi gli Stati verso scelte non divisiveal loro interno e indurre la politica dei governi a valorizzare soluzioni orientate verso un rafforzamento della unità nazionale. Scelte e soluzioni che, nel caso italiano, potrebbero trovare un’adeguata cornice di sostegno in due elementi che gli sviluppi della nostra storia repubblicana hanno contribuito a rafforzare nel corso del tempo.
Si tratta, per l’aspetto esterno, della connessione del nostro ordinamento con il tessuto europeo (rispetto a cui esistono i suggerimenti preziosi dei rapporti Letta e Draghi) e, per l’aspetto interno, dello sviluppo della prassi della libertà, individuali e sociali, che trova la sua base nel modello tracciato dalla nostra carta costituzionale. Elementi che per la condivisione profonda che ricevono nel corpo sociale potrebbero rappresentare sia a destra che a sinistra gli assi portanti per qualunque programma di governo che intenda misurarsi con i nuovi problemi della scena mondiale.









