di Eleonora Martini
Il Manifesto, 31 agosto 2025
Parla Caterina Pozzi della Cnca, unica del Terzo settore invitata dal sottosegretario Mantovano. E tra gli organizzatori della Controconferenza. “Se oggi è il crack una delle sostanze più abusate, ed è un gravissimo problema, non possiamo distribuire solo siringhe. Intercettare i consumatori è necessario. E scientificamente efficace”. Il Coordinamento nazionale della comunità accoglienti (Cnca) è l’unica organizzazione del Terzo settore che, a Roma il 7 e l’8 novembre prossimi, prenderà parte sia alla Conferenza nazionale sulle Dipendenze promossa dalla presidenza del Consiglio come prescritto dalla legge (si dovrebbe tenere ogni tre anni, l’ultima è stata a Genova nel 2021), che alla Controconferenza organizzata da tutte le associazioni che si occupano da anni di droghe ma che sono state rigorosamente escluse dal meeting governativo promosso dal sottosegretario Alfredo Mantovano. “La nostra è una posizione molto delicata”, puntualizza la presidente Caterina Pozzi, che nella sua città di Bologna si è occupata per anni sul terreno di riduzione del danno.
Prenderete parte a conferenze di segno opposto, come mai?
Palazzo Chigi non poteva non invitarci, perché siamo la più estesa rete di comunità di recupero per persone dipendenti. Ma operiamo anche nella riduzione del danno e nella prevenzione nelle scuole e in contesti informali. Il governo ha invitato come Terzo settore solo le reti di comunità, come noi, la Fict, e Comunitalia di cui fa parte San Patrignano, e altre realtà che seguono modelli di intervento completamente diversi dal nostro. Il nostro è un approccio scientifico alla materia. Invece, non sono stati invitati protagonisti come Antigone o Forum droghe, i sindacati o Elide, la rete degli enti locali - tra cui i Comuni di Roma, Bologna, Milano, Napoli e Torino - che affronta il tema dei consumi in un’ottica non repressiva e innovativa. E soprattutto non sono stati invitati i consumatori, cosa per noi inconcepibile perché non si può parlare di servizi senza i diretti interessati. Fin dai primi incontri abbiamo capito anche che certe tematiche non sarebbero state trattate, in particolare la riduzione del danno, perciò abbiamo scritto una lettera al sottosegretario Mantovano chiedendo di cambiare approccio e di invitare tutti gli attori in gioco, e anticipando che avremmo trovato comunque altri contesti in cui confrontarci. Nessuna risposta.
“Abbiamo un piano” è il titolo della Controconferenza. Quale piano?
Partiamo dalla realtà: la guerra alle droghe non funziona. Bisogna governare il fenomeno e bisogna dare evidenza ai risultati scientifici italiani, europei e mondiali. Vogliamo che anche in Italia si promuova una cultura scevra da moralismi e stigmatizzazione che prepara il ricorso al penale. L’asse va completamente spostato dal penale ai diritti: diritto alla salute, innanzitutto, alla casa, alla cittadinanza. La repressione usata contro i consumatori di sostanze, si è allargata ad una vasta platea con i decreti di questo governo. Il risultato si vede nelle carceri, riempite di tossicomani ma non dei signori della droga. Uno degli obiettivi della Controconferenza è allargare: vogliamo chiamare studenti, collettivi, sindacati, lavoratori, territori, proprio per provare a continuare a sensibilizzare e a fare controcultura. Vorremmo dare un po’ di coraggio anche agli amministratori e a una parte di quella politica troppo timida sul tema. Vogliamo chiedere alle Regioni di attuare i Lea sulla riduzione del danno: la legge del 2017 l’ha inserita nei livelli essenziali di assistenza nazionali ma occorre che le Regioni attuino la legge seguendo l’esempio del Piemonte.
Continua l’attacco di Fd’I e Lega contro la distribuzione delle pipette da crack ai consumatori nell’ambito della politica di riduzione del danno. Dopo Bologna, Parma e Reggio Emilia, anche a Piacenza i meloniani hanno minacciato un esposto in procura contro le amministrazioni comunali per danno erariale. Ma è proprio così necessario distribuire questi strumenti di igiene?
Guardi, dal punto di vista concettuale non c’è davvero alcuna differenza tra le siringhe e le pipe. Che cosa deve fare una politica attenta ai cambi di fenomeni? Deve cambiare il tipo di risposte. E quindi se oggi è il crack una delle sostanze più abusate, ed è un grandissimo problema, perché continuare a distribuire solo siringhe? Chi li intercetta i consumatori di crack se non abbiamo strumenti di loro interesse? Intercettarli, creare relazioni - che non hanno assolutamente l’obiettivo di convincere a smettere - serve da un lato agli operatori per imparare, per capire cosa sta succedendo sul mercato. E dall’altro, serve a creare una consapevolezza nei consumatori. La riduzione del danno non è né di destra né di sinistra. È uno strumento di governo scientificamente testato in 40 anni, che funziona e che evolve con la realtà.











