di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 11 giugno 2019
Dura presa di posizione della Camera penale di Roma contro l'ipotesi, sempre più concreta, di una normativa che vieterebbe ai garanti locali e territoriali di effettuare colloqui riservati con i reclusi al 41bis. Il capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria Francesco Basentini, il 6 giugno 2019 in Commissione Antimafia, ha infatti dichiarato: "Rispetto ai Garanti locali i miei uffici hanno formalizzato e portato all'attenzione del ministero una proposta di modifica normativa nel senso di escludere i garanti locali dal potere di visita e di colloquio con i detenuti al quarantuno bis".
La Camera Penale di Roma e la sua commissione carcere, con un comunicato, ha espresso massima preoccupazione per queste affermazioni. "La inquietante presa di posizione - scrivono i penalisti - fa eco alle dichiarazioni già rese in commissione Antimafia dal dottor Calogero Roberto Piscitello, direttore generale della direzione generale dei detenuti e del trattamento del Dap, in merito alla richiesta, da parte di persone detenute nei regimi di massima sicurezza, di colloqui riservati con i Garanti regionali e comunali: "Ogni volta che si è presentato un caso del genere, ho impugnato quella richiesta: è accaduto però che o il Garante o il detenuto hanno fatto ricorso alla Magistratura di sorveglianza che ha concesso il colloquio. Io mi sono assunto la responsabilità di non dare corso a quel provvedimento".
Piscitello ha chiesto, in Antimafia, una norma che vieti espressamente il colloquio riservato tra il Garante regionale o locale e il detenuto al 41- bis. "In tempi in cui, nel martoriato mondo delle carceri - scrive sempre la Camera penale di Roma - sono in verticale ascesa gli indici di malessere e di sovraffollamento che si traducono nella tragedia incombente dei suicidi tra le mura (anche da parte di agenti di Polizia penitenziaria), a fronte di una perdurante mancanza di risorse umane e materiali, più forte è la necessità della piena trasparenza".
I penalisti sottolineano che la funzione costituzionale della pena è inevitabilmente connessa ad una esigenza di verifica e di controllo, tanto più necessaria in quei luoghi di privazione, quali i regimi detentivi del 41bis in cui, a norma di legge, sono "oltremodo contratti i diritti soggettivi e le libertà individuali".
La Camera penale definisce "inaccettabile che il sospetto di contiguità mafiose ricada su soggetti, i Garanti regionali e comunali, che in raccordo con il Garante Nazionale, esercitano l'altissima funzione di tutela di diritti fondamentali".
Per i penalisti è "allarmante la dichiarazione del dott. Piscitello di avere disatteso pronunce del magistrato di Sorveglianza che aveva autorizzato l'incontro privato di un ristretto con il Garante locale" e concludono: "In nessun caso è ammissibile che il potere amministrativo calpesti la decisione di un giudice a garanzia di diritti individuali e si sottragga alla separazione delle funzioni e dei poteri voluta dal Costituente a protezione da derive totalitarie".
Il Garante regionale e coordinatore dei garanti territoriali Stefano Anastasìa, accoglie con favore la presa di posizione della Camera penale di Roma e confida che "se e quando questa proposta (la normativa contro i colloqui riservati dei garanti con i reclusi al 41bis, ndr) dovesse essere portata in Parlamento, trovi l'opposizione che merita".










