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di Alessandro Fioroni

 

Il Dubbio, 26 novembre 2020

 

I sanguinosi fatti sono avvenuti nel penitenziario di La Modelo. L'inchiesta indipendente dell'ong statunitense "Human Right Watch" Le proteste scoppiarono per il sovraffollamento della struttura. Secondo la legge internazionale sui diritti umani, i governi devono proteggere le vite di coloro che si trovano in custodia nelle carceri e indagare rapidamente su eventuali decessi.

È proprio quello che non è avvenuto in Colombia dove la dinamica di uno dei più grandi massacri avvenuti in un istituto penitenziario, nel marzo scorso, la sta svelando un inchiesta indipendente di Human Rights Watch.

Un rapporto, pubblicato martedì scorso dall'organizzazione per la difesa dei diritti umani, ha infatti svelato che 24 prigionieri furono massacrati deliberatamente nel corso di una rivolta scoppiata il 23 marzo. In quel momento il presidente colombiano, Ivan Duque, aveva annunciato le misure di quarantena per contrastare l'epidemia di coronavirus, poche ore dopo divamparono numerose sommosse negli istituti penitenziari, la più grave appunto nel carcere di La Modelo (che ospitava 5mila detenuti all'epoca) nei pressi della capitale Bogotà.

Le proteste furono organizzate a livello nazionale per attirare l'attenzione sulle condizioni disastrose dei i prigionieri ospitati in poche celle, dormendo nei corridoi, e senza misure adeguate per isolare i detenuti resi così particolarmente vulnerabili al Covid. A quanto sembra all'inizio doveva trattarsi di iniziative pacifiche che poi però sono velocemente degenerate. Il carburante della rivolta è stato dunque il sovraffollamento. I 132 penitenziari del paese hanno una capacità di 81.000 detenuti ma ospitano oltre 121.000 prigionieri, secondo i dati del ministero della Giustizia.

In una tale contesto non stupisce che il livello di violenza sia stato altissimo, il gruppo di esperti forensi indipendenti e il Consiglio internazionale per la riabilitazione delle vittime di torture che hanno condotto l'indagine hanno concluso che nessuno dei morti è stato ucciso accidentalmente durante la confusione che si era generata. Secondo i ricercatori: "la maggior parte delle ferite da arma da fuoco descritte nelle autopsie sono coerenti con l'obiettivo di uccidere".

In ogni caso l'indagine non ha stabilito chi ha sparato nei momenti caotici della rivolta, ma solleva nuove domande sul rispetto del diritto internazionale sui diritti umani e sull'importanza di un'indagine approfondita. A tale proposito però c'è da registrare la reticenza delle autorità competenti; Il ministro della Giustizia Margarita Cabello fin da subito aveva parlato di un tentativo di evasione dalla prigione, anche se successivamente tale resoconto è stato smentito dagli attivisti per i diritti umani. Per il ministro infatti "non esiste alcun problema sanitario che avrebbe causato i disordini. Non vi è alcuna infezione né alcun prigioniero o personale amministrativo o amministrativo che abbia il coronavirus".

Inoltre la stessa Cabello il prossimo gennaio assumerà l'incarico di Ispettore generale della Colombia (l'ufficio pubblico preposto al controllo di agenzie e istituzioni del governo), una mossa che secondo HRW solleva serie preoccupazioni sui conflitti di interesse nel garantire un'indagine approfondita.