di Daniele Mastrogiacomo
La Repubblica, 13 settembre 2023
Nuovo record di superficie coltivata con foglie di coca: 230mila ettari, il 13% in più rispetto all’anno precedente. Nuovo record storico nella coltivazione di foglie di coca in Colombia. Per il secondo anno consecutivo è aumentata la superficie di territorio dedicata al prodotto base della droga più richiesta e consumata al mondo. Stando al secondo rapporto annuale del Sistema integrato di monitoraggio delle colture illecite delle Nazioni Unite (Simci) si è passati dai 204mila ettari del 2021 ai 230mila del 2022. Un incremento del 13 per cento della superficie totale. Aumentata anche la produzione del cloridrato di cocaina del 24 per cento, cioè 1.738 tonnellate in più.
La “mappa” della cocaina - I dipartimenti dove si concentrano le piantagioni sono tre: Norte de Santander, Nariño e Putumayo. Il primo si trova nel Nord della Colombia, al confine con il Venezuela; gli altri due, al Sud, vicino all’Ecuador. Qui sorge il 65 per cento di tutta la coca coltivata nel Paese andino. Lo conferma l’Unodc, l’Ufficio della Nazioni Unite che osserva e analizza l’andamento degli stupefacenti sul Pianeta. Il fatto che proprio in queste zone crescano i campi delle foglie non è solo legato a motivi orografici ma al fatto che hanno una porta di accesso diretta ai canali che portano la droga verso gli Usa. Tibú, comune del Catatumbo, regione che si trova nel Norte de Santander, si conferma ancora una volta quello che accoglie il maggior numero di coltivazioni: 22 mila ettari. È seguito da Tumaco, nel dipartimento di Nariño e da Puerto Asis, nel Putumayo. Solo in queste zone si registra un incremento di quasi 20mila ettari. “I gruppi illegali”, spiega a El País Candice Welsch, rappresentante regionale dell’Unodc, “preferiscono generare denaro invece di mantenere il controllo del territorio. Questo contribuisce al fatto che le aree strategiche dove si trovano le coltivazioni di coca coincidono con quelle dove la produzione e il traffico sono agevolati perché hanno frontiere terrestri dirette e sbocchi marittimi importanti”. Il ministro della Giustizia Néstor Osuna ha voluto sfatare l’immagine della Colombia come il Paese della cocaina. “È una vecchia idea superata dai fatti”, ha detto, “non è vero che siamo inondati. I raccolti restano concentrati negli stessi dipartimenti di sempre”.
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Le politiche del presidente Petro - Ma la realtà dimostra che il Paese andino si conferma comunque il primo produttore di cocaina al mondo. Interrompere questa tendenza torna ad essere una priorità per il presidente Gustavo Petro come aveva sostenuto sin dal giorno del suo insediamento. C’è il consenso del presidente Joe Biden a un approccio diverso alla guerra alla droga che proprio in questi giorni compie mezzo secolo. La nuova strategia, pensata per i prossimi dieci anni, propone di ridurre del 40 per cento la produzione nel prossimo triennio in cui Petro ancora governerà. Per farlo si pensa a riconvertire 90mila ettari attualmente coltivati con foglie di coca: 69mila da sradicare in modo volontario, 23mila con un intervento unilaterale. Questo prevede quindi il sostentamento di almeno 50mila famiglie delle 115mila che campano con le coltivazioni.
Le critiche agli Usa - Ma non sarà facile. Il business della coca macina miliardi, dà lavoro, crea ricchezza. Assieme alla violenza di chi ambisce ad allargare il controllo sui territori di coltivazione, produzione e transito per incassare sempre più soldi. Petro è tornato proprio ieri sull’approccio che il mondo continua ad avere con questo problema. Ha chiesto la fine della criminalizzazione degli anelli più deboli della catena e ha esortato a colpire le organizzazioni criminali che ne traggono il maggior profitto. Ha criticato gli Usa che sono i più grandi consumatori di polvere bianca, li ha esortati a cambiare passo nell’ostinata guerra a un prodotto che ha provocato un “genocidio” in America Latina. Si conta oltre un milione di morti. Vittime civili, non consumatori.











