di Gianpaolo Contestabile e Simone Ferrari
Il Manifesto, 13 maggio 2025
Gli ultimi giorni di vita del cooperante Onu in una video-inchiesta che verrà presentata questa sera a Napoli. Per la prima volta emergono dettagli sulla riunione della Missione Onu che precedette la sua scomparsa nel 10 luglio 2020. Nella serata di martedì 13 maggio, la fondazione Foqus di Napoli ospiterà la proiezione in anteprima della video inchiesta di Fanpage dedicata agli ultimi giorni di vita di Mario Paciolla, giornalista e cooperante Onu trovato morto a San Vicente del Caguán (Colombia) il 15 luglio del 2020. La presentazione del documentario vedrà la partecipazione di Anna Motta e Pino Paciolla, genitori di Mario, che da cinque anni portano avanti una battaglia per ricostruire la verità sulla morte del figlio.
Il documentario ricostruisce per la prima volta uno degli episodi più oscuri legati alla morte di Paciolla: la riunione della Missione Onu del 10 luglio 2020, in seguito alla quale il cooperante italiano dichiara sentirsi in pericolo di vita e si affretta a comprare un volo di ritorno per l’Italia, anticipando la fine della sua attività lavorativa in Colombia. “Da quella riunione in poi Mario ha capito di essere in pericolo di vita. Noi abbiamo indagato su quella riunione e mostreremo elementi importanti che ci restituiscono un quadro molto più chiaro sulla pericolosità del luogo in cui lavorava Mario e sulle informazioni di cui era in possesso”, racconta il giornalista di Fanpage Antonio Musella, autore del reportage. La video inchiesta mette in dubbio, inoltre, la versione delle Nazioni Unite e delle autorità colombiane rispetto alla morte di Paciolla: “Abbiamo ricostruito la dinamica del presunto suicidio utilizzando l’intelligenza artificiale, basandoci sugli atti del procedimento giudiziario: basterà vederlo per capire come la tesi del suicidio non sta in piedi”, riferisce Musella.
Il lavoro di Fanpage aggiunge ulteriori tasselli negli articolati sforzi di ricerca della verità sulle cause della morte di Mario Paciolla. Negli ultimi anni, alcune inchieste hanno messo in luce le azioni sospette di Christian Thompson, responsabile della sicurezza della Missione Onu a San Vicente del Caguán,dopo aver comunicato il ritrovamento del corpo di Paciolla nella mattina del 15 luglio 2020, Thompson si è premurato di pulire con candeggina l’appartamento dove l’italiano è stato trovato morto, impedendo alla polizia colombiana di accedere all’abitazione.
Il comportamento di Thompson rappresenta la più eclatante di una serie di ambiguità che hanno caratterizzato i comportamenti dell’Onu in relazione alla vicenda di Mario Paciolla. La Missione per la verifica degli accordi di pace tra governo colombiano e Farc, di cui Paciolla faceva parte dal 2018, ha scelto fin da subito la via del silenzio, alimentando i sospetti sulle effettive cause del presunto suicidio del cooperante. Altri dubbi sono scaturiti dalle inchieste sul responsabile della Missione Carlos Ruiz Massieu: proveniente da una potente famiglia messicana invischiata in scandali di narcotraffico e corruzione politica, Ruiz Massieu è stato accusato di occultare denunce interne alla Missione e di non rispettare l’imparzialità politica dell’ONU a favore di una vicinanza con il governo conservatore di Iván Duque (2018-2022).
Le rivelazioni e gli aggiornamenti sulla vicenda arrivano in un periodo di stallo dell’inchiesta giudiziaria in Italia: dopo due richieste di archiviazione da parte della procura lo scorso 19 marzo il gip di Roma si è riservato di decidere prima di prendere una decisione definitiva. A battersi contro l’archiviazione è stata in primis la famiglia Paciolla spalleggiata dalle consulenti legali, l’associazione di amici e solidali, la federazione nazionale della stampa italiana, le istituzioni locali insieme a scuole, associazioni sportive e alle inchieste giornalistiche indipendenti sia in Italia che in Colombia.
Contro il tentativo di derubricare la morte di Mario a un caso di suicidio si è creata una comunità civica capitanata dai genitori Anna e Pino, i quali percorrono lo stivale in lungo e in largo portando avanti la battaglia per la verità e la giustizia
La prossima tappa sarà la presentazione del volume Mario Paciolla (Coppola Editore) in programma il 16 maggio al Salone del libro di Torino. Il volume ricostruisce la biografia del cooperante e giornalista e fa parte della collana “Pizzini della Legalità” nata per riciclare le parole rubate dalle organizzazioni criminali.
L’impegno civico della famiglia Paciolla ricorda il coraggio delle madri argentine dei desaparecidos e delle buscadoras centroamericane. Come loro, anche Anna e Pino, chiedono verità e giustizia non solo per loro figlio ma appoggiano anche le battaglie di altre famiglie, come quella del ricercatore Giulio Regeni ucciso in Egitto e del cooperante Alberto Trentini detenuto in Venezuela da più di 5 mesi.











