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di Conchita Sannino

La Repubblica, 26 aprile 2026

Parla l’ex pm di Mani Pulite: “La conseguenza saranno carceri ancora più piene. Errori su fermo preventivo e flagranza”. “La nuova legge sulla Sicurezza? A mio parere, le norme che presentano profili su cui dovrebbe pronunciarsi la Corte costituzionale sono più d’una”. Gherardo Colombo, già pm di Mani Pulite, il magistrato che svelò l’esistenza della P2, da quasi venti anni si occupa di sociale, è impegnato con i giovani e con le persone detenute. E non nasconde lo stupore rispetto a quanto avvenuto nel grave pasticcio sul dl Sicurezza.

 Dottor Colombo, partiamo dalle norme sul “fermo preventivo”, sulla “flagranza differita”. Che ne pensa?

“Credo che entrambe le misure abbiano notevoli problemi di compatibilità con la Costituzione, alla quale le leggi ordinarie debbono conformarsi, pena l’intervento della Consulta. La nostra Carta dedica una speciale attenzione alla tutela della libertà personale: e infatti le limitazioni sono disposte con “atto motivato dell’autorità giudiziaria nei soli casi previsti dalla legge”. E soltanto nei casi “di necessità ed urgenza” permette che l’iniziativa sia presa dalle forze dell’ordine, con l’obbligo di rapidissima ratifica da parte del magistrato”.

 Pesano poi le preoccupazioni della rete “Alleanza per una pena Costituzionale”: la stretta aggrava la sofferenza in carcere. Condivide?

“Sì. Il continuo ricorso a nuovi reati, all’aggravamento delle pene ha come naturale conseguenza l’aumento del sovraffollamento, che rende i penitenziari invivibili. La Costituzione stabilisce che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità” e aggiunge che “devono tendere alla rieducazione”.

 E c’è allarme anche per le operazioni sotto copertura consentite d’ora in poi alla polizia penitenziaria. È infondato?

“Ma lei si immagina che clima si instaurerà nelle carceri con l’infiltrazione di agenti sotto copertura, abilitati non solo a fare l’impossibile per scoprire reati già commessi, ma anche a promuovere la commissione di nuovi?”.

 Insomma: una polveriera?

“Ma chi ha votato il decreto e la sua conversione davvero pensa che tali misure non provochino l’aggravarsi della recidiva? Mi domando: gli importa la sicurezza dei cittadini o hanno l’esclusivo interesse a far stare male chi ha commesso - o si pensa che abbia commesso, o che potrebbe commettere, se guardiamo al fermo - un reato? Mi chiedo anche che fine abbiano fatto le componenti “garantiste” della compagine governativa”.

 Sui migranti. Davvero servono incentivi, se non al difensore a figure generiche di “rappresentanti” dello straniero, per favorire i rimpatri?

“Anche qui ho una domanda. Sarebbe necessario favorire i rimpatri o non piuttosto l’integrazione e l’accoglienza? Ci si dovrebbe fare tante domande sulle politiche sociali ed economiche del Paese, e tener conto anche del continuo decremento demografico che l’Italia sta subendo”.

 E l’idea di cancellare di fatto il gratuito patrocinio dello Stato per coloro che non vogliono tornare nel Paese d’origine?

“Se è così, dobbiamo rileggere ancora la Costituzione: “Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione” è l’articolo 24. E la stessa cosa dice la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Mi viene il dubbio che si voglia cercare di avere mano libera prima che possano intervenire la Corte costituzionale e la Corte europea dei diritti dell’uomo, i cui tempi sono senza scampo lunghi”.

 Il decreto bis correttivo al Dl sicurezza. Non c’era spazio per la strada dell’emendamento e del secondo passaggio al Senato?

“Non so se per l’emendamento esistessero i tempi tecnici. Ma certo colpisce molto l’uso indiscriminato del decreto legge, senza preoccuparsi minimamente di osservare i requisiti di eccezionalità, necessità ed urgenza”.

 E i toni, il clima di questo ultimo braccio di ferro con il Colle?

“Spero che il loro insistere, per tutti quei giorni sul mantenere il testo così com’era, non costituisse una specie di prova di forza nei confronti del Quirinale. Che istituzionalmente svolge, e talora con immense difficoltà, il compito di tenere unito, di evitare strappi all’intero tessuto costituzionale”.

 Dottor Colombo, lei ha appena festeggiato il 25 Aprile. Valuta come un segno positivo che la premier abbia parlato espressamente, nel giorno della Liberazione, di “oppressione fascista”?

“Mi auguro davvero di essere compreso se le dico che non capisco l’ostinazione a chiedere alla premier di dichiararsi antifascista...”

 Le sembra sterile?

“Infatti, è inutile. Per esser chiari: non è che una dichiarazione di antifascismo modifichi per sua forza il contenuto del Dl sicurezza. Il fermo preventivo resta, come resta l’agente sotto copertura nelle carceri e restano tante altre misure. A me pare anzi che sia un po’ “fascista” pretendere una dichiarazione di antifascismo a chi ha qualche consonanza con quel pensiero... e magari salteranno su in tanti a dire che dietro il fascismo non c’è un pensiero... Faccio presente che la nostra Costituzione ammette qualsiasi diversità, che comprende anche quella di condividere idee estremiste, purché queste non sfocino nella commissione di un reato. Il fascismo si marginalizza solo con le opere, facendo il contrario di quel che farebbe quel regime, cioè attuando la Costituzione”.