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di Liana Milella


La Repubblica, 28 ottobre 2019

 

"Alcol e tabacco non sono meno pericolosi. Non voglio liberalizzare ma regolamentare. Interveniamo sulla mancanza di lavoro e sui motivi sociali che spingono i giovani a usare stupefacenti".

"Non servono pene e sanzioni, ma un potente investimento nell'educazione. Non solo in quella rivolta specificamente al tema della droga. E occorrerebbe anche affrontare seriamente le cause del disagio giovanile". L'ex pm di Mani pulite Gherardo Colombo, impegnato da anni a spiegare ai ragazzi cos'è e perché bisogna rispettare la Costituzione, espone il suo punto di vista sugli stupefacenti dopo l'omicidio di Roma.

 

Perché è favorevole alla legalizzazione delle droghe leggere?

"Io le chiedo: perché è libero il commercio di alcol e tabacco e non è invece libero il commercio della marijuana? Ci vorrebbe coerenza, anche alcol e nicotina creano dipendenza, fanno danni enormi, e tuttavia ciascuno di noi può andare a comprare sigarette, vino e superalcolici, questi anche al supermercato. Non capisco il perché della differenza".

 

Forse per la semplice ragione che fumo e alcol sono considerati di uso normale, al contrario della droga, anche quella leggera...

"Ma comunque il loro abuso fa male. La criminalizzazione del commercio delle droghe leggere non incide sulla loro diffusione. E crea notevoli pericoli ai ragazzi che per fare uso di queste sostanze utilizzano il commercio clandestino, trasformandosi a volte anche loro in piccoli spacciatori. Mi verrebbe da dire che la criminalizzazione è essa stessa criminogena. Perché in qualche misura induce a comportamenti che altrimenti non sarebbero tenuti, specie in un periodo in cui è difficile trovare lavoro".

 

Non ha proprio dubbi sul via libera legale alle droghe leggere?

"Sono convinto che la regolamentazione (cosa diversa dalla liberalizzazione) toglierebbe mercati importanti alla criminalità organizzata e gioverebbe alle casse dello Stato. Secondo me il problema della diffusione di sostanze nocive andrebbe affrontato non con la minaccia di pene o di sanzioni amministrative, come si verifica peri consumatori di marijuana, ma attraverso un potente investimento educativo, e prima ancora intervenendo sui motivi sociali che spingono i ragazzi ad usare sostanze. Occorrerebbe anche trovare la strada per impedire che l'uso di sostanze stupefacenti sia incentivato attraverso subdole forme di promozione molto ben mascherata".

 

Comincerebbe con una campagna per educare i ragazzi?

"Comincerei dalla mancanza di lavoro, dalla mancanza di senso della comunità negli adulti, dall'evasione fiscale e via dicendo. Comunque non penso a una campagna, e non penso solo agli stupefacenti. La scuola, ma più in generale gli adulti dovrebbero sollecitare al rispetto delle regole attraverso i comportamenti e il dialogo. È necessario che i ragazzi arrivino a condividere che usare stupefacenti è dannoso e quindi è opportuno astenersi per il proprio bene".

 

Come risponde a chi sostiene che così la droga sarebbe ancora più diffusa soprattutto tra i giovani?

"Già adesso la droga è diffusa. E continua a diffondersi sempre di più. Le politiche proibizioniste, che vanno avanti da almeno 50 anni, non sono capaci di opporsi efficacemente al fenomeno. Il sistema non dà i frutti che vengono vantati, è fallito e continua a fallire. E crea un indotto di altre trasgressività molto elevato".

Marco Pannella si è battuto pei una vita. L'ex procuratore Antimafia Franco Roberti è favorevole, come ha detto a "Repubblica". Ma la questione politicamente non decolla. Quasi che tutti abbiano paura. Perbenismo, ignoranza o paura di perdere voti?

"C'è un po' di tutto. Fede incrollabile nella pena, considerata unico mezzo per determinare le persone a seguire la legge in qualsiasi campo e circostanza. E c'è chi si turba al solo sentire la parola droga, magari ricollegandosi, ed è vero per alcune droghe pesanti, agli effetti criminogeni che il loro uso provoca. Ma c'è anche chi pensa che liberalizzare le droghe leggere possa far perdere voti, soprattutto in un periodo strano come questo, di moralismo molto spesso fasullo. Oppure si ricorre ad argomenti utilitaristici, come l'affermare (secondo me senza fondamento) che la depenalizzazione comporterebbe l'aumento del consumo".

 

Lei chi criticherebbe di più?

"Non si tratta di criticare, si tratta di provare a lavorare soprattutto su disagio ed educazione. Che passa moltissimo anche attraverso i comportamenti individuali. Mi spiego. Se sto in una casa in cui si fuma e si beve alcol smodatamente, è ovvio che è più difficile diventare consapevoli dei danni dello stupefacente".

 

Quali sarebbero i vantaggi concreti? L'omicidio di Roma non si verificherebbe?

"La criminalità che contorna il commercio clandestino subirebbe notevoli ridimensionamenti".

La legalizzazione sottrarrebbe mercato alle mafie?

"Se si trattasse di una regolamentazione ben fatta, sono convinto di sì".

 

Il procuratore di Catanzaro Gratteri, all'opposto di Roberti, dice che il traffico illegale continuerebbe indisturbato...

"Io gli chiederei perché ne è così sicuro. Magari ci sono degli argomenti che non conosco. Però gli suggerirei di verificare cosa succede in Olanda, Paese occidentale dalla cultura simile alla nostra, in cui il commercio di marijuana è regolamentato".

 

Da un governo M5S-Pd si aspetterebbe un passo coraggioso verso la legalizzazione?

"Non me lo aspetterei, anche se spero di sbagliarmi. Perché sarebbe davvero utile, purché insieme si provveda ad altro (compresi controlli sulla qualità e sulla provenienza della sostanza, come si fa per gli alimenti). Ma serve un apparato educativo forte e, come pure dicevo, serve eliminare o limitare le cause che spingono i ragazzi a fare uso di droghe. Magari utilizzando come risorse proprio i proventi della regolamentazione del commercio di marijuana".