di Eleonora Martini
Il Manifesto, 1 maggio 2025
“Uno strappo mai accaduto prima nella storia delle Repubblica”. Lo scippo istituzionale messo a segno con il decreto Sicurezza dal governo Meloni al solo scopo - dichiarato dallo stesso ministro dell’Interno Piantedosi - di evitare le “lungaggini” parlamentari sull’omonimo ddl giunto peraltro alle ultime battute dell’iter dopo un anno e mezzo di lavori alla Camera e al Senato, è un duro attacco alla democrazia. “Un colpo mortale al Parlamento”, perché “annienta le prerogative del singolo parlamentare e dell’intera istituzione”. Così il deputato Riccardo Magi, segretario di +Europa, in conferenza stampa a Montecitorio motiva il ricorso alla Corte costituzionale che ha preparato insieme all’avvocato penalista Fabio Lattanzi per sollevare un conflitto di attribuzione con l’esecutivo.
Magi in questa sede non affronta la questione del contenuto, come fa l’appello dei 257 giuristi che ha raccolto finora più di 5 mila firme alle quali si sono aggiunte ieri quelle di Elly Shlein e dell’Unione delle camere penali. Il segretario di +Europa, nel ricorso, non affronta dunque la costituzionalità della ventina tra nuovi reati penali e aggravanti (“che non dovrebbero essere introdotti con decreto legge”, come sottolinea l’avvocato Lattanzi), e neppure della evidente mancanza di “straordinaria necessità e urgenza” che avrebbe giustificato il provvedimento. “Del resto - fa notare il deputato - durante la discussione mai il governo e gli esponenti della maggioranza hanno sollevato una questione di urgenza, su tutto il testo o su parti di esso”. E l’esecutivo non si è “nemmeno preoccupato di motivare le ragioni di necessità e urgenza, non ve n’è traccia nel preambolo del decreto legge che non offre ragguagli al proposito”. Il punto, qui, è il “conflitto tra poteri dello Stato”.
Si tratta, spiega Magi, di un conflitto talmente evidente da aver costretto il Senato a rinunciare alla propria prerogativa legislativa ritirando il disegno di legge che era stato trasferito interamente nel decreto governativo varato in Consiglio dei ministri il 4 aprile scorso. In passato, ricorda il deputato che ha svolto il ruolo di relatore di minoranza durante la prima lettura del dl, erano state sollevate problematiche simili su singoli articoli di legge, oppure sulla compressione dei tempi di discussione nelle due camere, sull’ammissibilità di proposte emendative e così via. Ma mai si era arrivati a tanto. “Siamo davanti a un salto di qualità - afferma Magi - In questo caso l’unica urgenza e necessità per il governo era quella di superare un problema che si chiama Parlamento”.
Una “lunga giurisprudenza della Consulta, a partire dalle ordinanze 17/2019 e 60/2020” supportano il ricorso che, spiegano Magi e Lattanzi, si fonda sullo “status costituzionale del singolo parlamentare” e sulla sua possibilità di sollevare un conflitto di attribuzione. È ciò che ha fatto il deputato chiedendo “l’annullamento della delibera del 4 aprile del Cdm e conseguentemente del decreto” che deve essere convertito in legge entro il 10 giugno. Spetta ora alla Consulta decidere prima l’ammissibilità del ricorso e, in un secondo momento, l’eventuale annullamento del provvedimento.
Intanto ieri nelle maglie del decreto sono finiti gli attivisti di Extinction Rebellion che protestavano pacificamente davanti al ministero di Giustizia proprio contro il colpo di mano governativo. Il sit-in è stato sgomberato dalla polizia con il pretesto della “mancanza di preavviso” e, secondo le testimonianze, “con modalità violente”. “67 persone sono state portate all’ufficio immigrazione di via Patini nonostante avessero fornito i propri documenti. Le violenze - sostengono i militanti- sono continuate anche durante il trasporto in autobus”. I fermati “riportano lividi sul corpo”.











