sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Monica Cirinnà*

The Post Internazionale, 27 maggio 2022

Le famiglie dei detenuti scontano una pena nella pena. Che la politica non può ignorare. È di pochi giorni fa la notizia che il Governo sarebbe intenzionato a stanziare circa 28 milioni di euro per sostenere il diritto all’affettività delle persone detenute, promuovendo così la costruzione - negli istituti penitenziari - di unità abitative idonee a consentire lo svolgimento di colloqui riservati tra la persona detenuta e i propri affetti più intimi, come già avvenuto ad esempio a Rebibbia.

L’iniziativa del Governo si lega strettamente all’iter, in Senato, del disegno di legge proposto dal Consiglio regionale della Toscana e di cui sono relatrice, già arricchito dal deposito di un analogo disegno di legge da parte del Consiglio regionale del Lazio che intendo adeguatamente valorizzare. Il fatto che proprio dalle Regioni sia venuta una spinta così decisiva per i diritti delle persone detenute mi pare molto significativo: l’articolazione regionale degli Uffici del Garante dei detenuti rappresenta una risorsa importante per la politica.

Proprio nel Lazio, ad esempio, la presentazione del disegno di legge di iniziativa consiliare è il risultato di un lavoro capillare di approfondimento e ricerca, promosso anche dal Garante regionale. Si tratta di progetti di legge dalla formulazione semplice e chiara, che prendono atto di una esigenza fondamentale per le persone detenute: essere messe nella condizione di coltivare i propri affetti più intimi con particolare attenzione, come ad esempio nel ddl laziale, ai rapporti con i figli minori.

Allo stesso tempo, i testi si fondano su un robusto cambio di paradigma: sulla consapevolezza che il percorso di reinserimento sociale del condannato riguarda la persona, tutta intera. La Costituzione ci insegna che la persona affidata alla custodia dello Stato non perde la dignità. Essa deve essere affermata e realizzata in tutte le sue dimensioni, a partire dalla promozione della formazione e dei trattamenti volti al reinserimento sociale.

Integrare in questo concetto anche la tutela delle relazioni affettive significa riconoscere nella persona detenuta un soggetto di diritti e responsabilità, e nella coltivazione degli affetti un fondamentale strumento di promozione dell’umanità. E significa anche riconoscere che le famiglie e gli affetti delle persone detenute scontano una pena nella pena, che la politica non può ignorare. Farò di tutto, in sinergia con l’attenzione che la Ministra Cartabia ha sempre mostrato al tema, affinché questa fondamentale legge di civiltà venga approvata entro la fine della legislatura.

*Senatrice, responsabile nazionale diritti del PD