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di Paola Rossi

Il Sole 24 Ore, 14 aprile 2022

La condotta finalizzata a ottenere e commercializzare inflorescenze, olio o resina resta penalmente rilevante. La finalità illecita della coltivazione di cannabis legale fa scattare il reato previsto dall’articolo 73 del Testo unico degli stupefacenti. Quindi, come afferma la Corte di cassazione con la sentenza n. 14513/2022, le coltivazioni di varietà ammesse dalla legge del 2016 possono di fatto rientrare nel perimetro della rilevanza penale, se sono destinate a realizzare prodotti e derivati diversi da quelli tassativamente ammessi dalla stessa legge.

Il ricorrente che deteneva inflorescenze e altri derivati della cannabis sativa L. alla cui coltivazione era regolarmente autorizzato si era visto riconoscere la causa di non punibilità per la tenuità della detenzione, ma contestava che la Corte di appello avesse però confermato la condanna per aver coltivato la varietà legalmente ammessa. Infatti, la Cassazione chiarisce che si tratta di condotte diverse e che il reato per l’attività di coltivazione sussiste se le piante non sono destinate esclusivamente alla realizzazione di prodotti legali. È quindi il fine per cui si coltiva la cannabis lo spartiacque tra condotta lecita e reato e anche se la varietà della pianta è legale.

Soprattutto a nulla rileva che i derivati e i prodotti vietati dalla legge contengano quantitativi di Thc (teratcannabinolo) entro la soglia dello 0,2 per cento. L’unico limite che è invocabile dall’imputato è quello che deriva dal principio di offensività: non rileva penalmente solo la detenzione di derivati della pianta legale che siano totalmente privi di effetto drogante. Pietra angolare dell’attuale decisione è la nota sentenza delle sezioni Unite penali del 2019.

In conclusione, se era pacifico che la detenzione a fine di vendita di inflorescenze, olio o resina derivati dalla coltivazione di cannabis legale integrasse il reato dell’articolo 73 dello Stup meno pacifico era stabilire se anche la coltivazione in sé della cannabis legale (con thc al di sotto della soglia) possa essere parimenti sanzionata penalmente. La Cassazione detta quindi la bussola per affermare che rientra nella fattispecie penale la coltivazione “legale” destinata a finalità vietate.