di Iuri Maria Prado
Il Dubbio, 25 settembre 2019
"Quei ragazzi vanno puniti", ha scritto sui social il senatore Matteo Renzi. Si riferiva agli otto giovani che l'altro giorno, a Roma, avrebbero pestato l'autista di un autobus. Non è certo il primo che si lascia andare a simili iniziative, ed è anzi praticamente quotidiano il caso del politico che ritiene di dover pubblicamente reclamare "punizione" per questo o quel presunto responsabile di un illecito. Valgono i precedenti di Salvini ("Devono marcire in galera") o di Di Maio contro i magistrati per il presunto stupro della Circumvesuviana.
Resta che non si capisce a quale ufficio adempia un parlamentare trasformando il suo profilo "social" in una specie di mattinale, in una tribuna da cui distribuire pretese di sanzioni a carico di persone che - non farebbe male ricordarlo - possono essere punite all'esito di un processo fatto da chi ha il potere di indagare e giudicare.
Un processo (anche questo, forse, bisognerebbe tenere a mente) garantito almeno da una punta di diritto alla difesa. E invece no. Come se non esistesse una legge che punisce chi delinque. Come se non esistesse, appunto, un giudice incaricato di accertare le responsabilità e di emettere provvedimenti di sanzione se e quando le accerta.
Ma tutto questo fino a prova contraria esiste. Esistono le leggi ed esiste chi deve applicarle. E allora perché in tanti non resistono al prurito di moraleggiare sulla necessità di punire il responsabile di un comportamento illecito prima e al di fuori del processo?
Dice: ma no, chiedono semplicemente che a quel responsabile sia aggiudicata la pena che merita: che c'è di male? C'è di male che non bisognerebbe mai invocare giustizia dalla piazza, perché invocarla da lì è la premessa che sia fatta lì. E se il girotondo forcaiolo ha almeno la giustificazione dell'irresponsabilità, chi lo istiga ha invece la responsabilità doppia di far discendere l'ingiustizia dai lombi dello Stato che rappresenta.
Anche qui da noi, sia pure in altri tempi, capitava che il potere politico intervenisse pubblicamente affinché fosse fatta giustizia esemplare su casi, diciamo così, socialmente sensibili. Qualche lettura decente farebbe comprendere che non erano bei tempi. E che non sarà un bene per nessuno se "punire" quei ragazzi significherà affidarli al nostro sistema penal-carcerario.










