sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Franco Corleone

L’Espresso, 7 agosto 2026

Le reazioni del governo alle manifestazioni sono un’occasione per ragionare sul dissenso. Il governo Meloni in difficoltà sul costo della benzina, sulle intercettazioni e sul riarmo non aspettava altro che le manifestazioni dei NoTav e il corteo per la morte di Fakir, per attaccare strumentalmente la sinistra, accusandola di non condannare con nettezza le violenze di una parte dei manifestanti. Seppur qualcuno si presta per poco senno o ingenuità a rendere più facile la manovra propagandistica del governo, essa tale rimane: un gioco delle tre carte per confondere e distrarre l’opinione pubblica.

Per noi, invece, può essere un’occasione per ragionare sulla nonviolenza. Non solo per sottrarre i giovani al dubbio fascino dello scontro fisico, ma per meglio accreditarla verso la società civile e i mezzi di informazione. La nonviolenza, infatti, non ha mai goduto di buona stampa, basta ricordare le filippiche di Pannella sullo spazio riservato a un sampietrino rispetto a un digiuno. Può apparire un esercizio illusorio o ingenuo avendo presenti gli anni torbidi che viviamo, caratterizzati da una voga governativa autoritaria, coi ripetuti decreti sicurezza che colpiscono il dissenso e le pacifiche lotte ambientali e sindacali, criminalizzando addirittura la resistenza passiva e il digiuno usato dei detenuti per affermare i propri diritti.

Per non parlare del fermo di polizia, dei blocchi stradali, dell’occupazione sociale di case, degli agenti provocatori in carcere, dello scudo penale per i servizi segreti nel dirigere organizzazioni criminali o terroristiche e infine della carcerazione delle donne incinte: neppure il Codice Rocco era arrivato a tanto. Eppure, e proprio perciò, occorre tentare l’impossibile, inventando forme di lotta che denuncino invece la violenza del potere e del regime e riescano a conquistare il consenso popolare, incrinando il senso comune e la disinformazione.

La nonviolenza si può reinventare e attualizzare, recuperando l’esempio e il pensiero di figure come Alex Langer, ma anche mettendo in gioco corpi e inventiva. Per esempio, a Natale scorso, per sollecitare la riforma del carcere a Udine è stato organizzato un corteo di centinaia di persone con una rosa bianca in mano, mentre in Carnia è stato ricamato a mano un lenzuolo bianco lungo 25 metri con i nomi di 18.450 bambini uccisi a Gaza, un sudario commovente ed emozionante, fatto girare in tante città. La fantasia delle giovani e dei giovani di Extinction Rebellion è un altro esempio di alternativa e di allegria.

L’ipocrisia della depenalizzazione di manifestazione pacifiche sottoposte però a multe astronomiche è una prova di violenza contro persone assai più grave della distruzione di cose. Così come l’aggressione e le minacce al sindaco di Bologna Lepore rappresentano una prova di attacco alla mobilitazione civile. C’è poi da rimanere stupiti del numero incredibile di feriti denunciati tra i poliziotti in Val di Susa: non vorremmo che anche le cifre fossero piegate alla propaganda. Stupisce anche il numero delle migliaia di manifestanti identificati, anche senza l’utilizzo della minacciata intelligenza artificiale.

Più che un’attività di prevenzione, sembra una pratica per intimorire e dissuadere dalla partecipazione pubblica, che è diritto costituzionale. Addirittura, si propone una legge per equiparare i pur deprecabili scontri al terrorismo e prevedere reati associativi a gogo. A queste esasperazioni va risposto con la bellezza della convivenza e il fascino della fraternità.