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di Furio Colombo


Il Fatto Quotidiano, 3 novembre 2019

 

Il razzismo è un disturbo della personalità. Tende a manifestarsi in una serie di comportamenti socialmente pericolosi, a differenza di disturbi altrettanto gravi come la depressione o la schizofrenia o la perdita di identità. Il razzista si sveglia con il tormento di un pericolo che richiede prontezza e astuzia, la presenza di qualcuno che crede di essere come te o superiore a te e invece è inferiore. Il razzista ha le prove. È inferiore perché non è della tua razza.

Però si ostina ad avere i tuoi stessi diritti o si mette, per qualche ragione, più avanti, vantando ragioni che non ha perché non è della tua razza. Razza è la visione distorta della vita che fa del razzista un malato in quanto altera tutti i suoi comportamenti, fino alla violenza.

È sincero un razzista quando dice (come le donne di Casal Bruciato, che hanno appena cacciato famiglie di rom, assegnatarie legali di case popolari) che non hanno agito per razzismo, ma per la giusta ragione che i cacciati sono rom. Tipico della malattia detta razzismo è che il paziente vede la ragione del suo comportamento negli evidenti fatti intorno a lui, non nei suoi sentimenti o pensieri.

E infatti se fate il giro del Senato italiano e chiedete a tutti coloro che non hanno voluto votare per la "Commissione Segre" contro il razzismo (circa la metà dei senatori italiani) perché lo hanno fatto, avrete due risposte da ognuno.

Una è costruita nascondendo la ragione sotto le mentite spoglie della "libertà di opinione" (non si capisce perché certi inquisiti non abbiano potuto usare la stessa ragione per liberarsi dalla pesante accusa di mafia). L'altra è sempre: io non sono razzista, che, come ho detto, è una risposta sincera perché fa parte della malattia. Aiuta, sia pure in modo rudimentale, una celebre battuta del teatro di varietà anni Cinquanta: "Io razzista? Ma se è lui che è negro!".

A quel tempo tutti ridevano. Adesso è la sola spiegazione di ciò che è avvenuto in Senato. Liliana Segre è ebrea, dunque non è dei nostri ed è una minaccia. Che cosa fanno gli ebrei, oltre che controllare le ricchezze e i media del mondo? Alterano le opinioni, cambiano le carte in tavola, nascondono i fatti veri per convenienza loro.

Uno per uno, tutti gli appartenenti alla destra italiana, dalla più moderata alla più estrema (con l'eccezione di Mara Carfagna e Renato Brunetta), hanno detto no, chi con diffidenza, chi con sdegno, alla mite e civile proposta Segre, una commissione per parlare e spiegare. L'apparente errore di Liliana Segre, che cerca attentamente di stare lontana dal precipizio del razzismo quando diventa follia, lei che è una Anna Frank sopravvissuta, è stato di cercare di allontanare dagli aspetti peggiori del male razzismo almeno alcuni dei suoi colleghi "di destra" al Senato.

Ho detto errore apparente perché la senatrice Segre vive l'onore che ha ricevuto e il lavoro al Senato non come un compenso ma come un dovere, con un tono calmo e severo che rivela la chiara visione dei fatti. Il razzismo è sempre fascista. Il fascismo è sempre razzista. La Repubblica, che pure è nata dalla liberazione di Auschwitz e dalla Resistenza, adesso è retta dal motto infantile e umiliante "Prima gli italiani", che vuol dire niente merito, niente regole, niente garanzie, niente diritti, tutto spetta solo alla razza giusta.

Diventare "razza" per un Paese che, a parte il vergognoso periodo fascista, ha sempre cercato, spesso con successo, di essere prima con la sua creatività e il suo lavoro, vuol dire diventare Orbán e, alla fine, diventare Eichmann, cioè impiegati dei porti chiusi e dei centralini di Stato che non rispondono alle chiamate di aiuto. Ora sappiamo che tanti, anche in Senato, hanno capito la rotta, e lo dimostra la scrupolosa obbedienza razzista per ogni voto sull'immigrazione.

Altri sentono il bisogno di non essere sgraditi al Sultano di Papeete. E il sultano di Papeete ha gridato "è tornata la pacchia" (per dire "sono tornati Soros, gli ebrei e la sostituzione dei popoli secondo il noto complotto") quando è sbarcata una nave di donne e bambini scampati alla Libia e al mare dopo 12 giorni di attesa. Evidentemente, una volta imboccata la strada del razzismo secondo Borghezio e Gentilini, il percorso non cambia.

A suo tempo la Lega ha piegato i primi alleati a chiudere i porti obbedendo agli umori vendicativi di Salvini. Al Senato si sono portati via, soprattutto nella tetra forma del silenzio, nella astensione, nel rifiuto di applausi, la larga parte di coloro che sentono il fascismo alla porta, si sono presi il trans-partito di coloro che fiutano il vento (altrimenti il sindaco di Ascoli Piceno, di Fratelli d'Italia, non avrebbe pubblicamente festeggiato, insieme ai camerati e alla tv locale, l'anniversario della marcia su Roma).

Altrimenti non si lancerebbero insulti in aula al deputato Fiano, figlio di un sopravvissuto di Auschwitz ("S io ni sta !"). In questa nuova Italia allo sbando, molti, anche in Senato, ci tengono a mostrarsi pronti per un futuro di "maschia volontà" (dall'inno fascista Fuoco di Vesta).