di Paola Pioppi
Il Giorno, 30 giugno 2022
Si è impiccato in cella, ieri mattina, mettendo fine alla sua vita e a tre mesi tormentatissimi che lo avevano condotto in carcere. La vittima è un uomo di 38 anni di Cantù, che era finito al Bassone a fine aprile con l’accusa di tentato omicidio. Caratterialmente problematico, pare avesse dimostrato una evidente pericolosità sociale e aggressività, sfociata nel gesto estremo che ha messo fine alla sua esistenza. Nessuno si è accorto e ha fatto in tempo a intervenire ieri mattina, quando il trentottenne ha deciso di compiere quel gesto, scoperto dai compagni di sezione e dalla polizia penitenziaria quando ormai non c’era più niente da fare.
Ora il magistrato di turno della Procura di Como, Giuseppe Rose, che era anche titolare del fascicolo per tentato omicidio per il quale era stato arrestato, deciderà quali eventuali ulteriori accertamenti disporre, ma sulla dinamica di quanto accaduto, pare che fin da subito non ci siano stati dubbi. Dopo il suo arresto, il suo avvocato aveva chiesto che venissero svolti approfondimenti clinici sulla salute psicofisica del suo assistito, anche in considerazione del gesto fortemente aggressivo che aveva commesso. Accertamenti che erano tuttora in corso.
Nel frattempo sono state dichiarate fuori pericolo le condizioni di un nordafricano di 28 anni, finito all’ospedale Sant’Anna martedì, e mantenuto in coma farmacologico, dopo una rissa che pare sia avvenuta in sezione, durante l’ora d’aria. Proveniente dal carcere di Lecco e trasferito da pochi giorni, il ventottenne avrebbe avuto una discussione con altri due detenuti, finita a botte. Ma la ricostruzione successiva, sta anche cercando di capire se non abbia avuto un malore durante la lite e aggressione, e quindi se le sue gravi condizioni, ora decisamente migliorante, siano la conseguenza di una crisi di altra natura più che delle botte.









