di Paola Pioppi
Il Giorno, 16 novembre 2025
Continuano gli sfollamenti dei detenuti che giovedì hanno partecipato alla rivolta scoppiata in due sezioni della casa circondariale Bassone. Nel mirino sono finiti almeno 50 nomi, soggetti che hanno scatenato o anche solo preso parte alla violenta protesta, degenerata in gravissimi danneggiamenti delle sezioni coinvolte. Molti di loro sono ancora da identificare, in quanto fin dai primi minuti, i detenuti hanno preso di mira e sfasciato le telecamere presenti nei corridoi o puntate verso le celle. Ma in molti casi, gli agenti sono stati in grado di vederli.
Innanzi tutto i poliziotti che erano presenti al momento dello scoppio della rivolta - sei dei quali rimasti contusi e uno ferito, con una frattura del naso causata da un nordafricano che lo ha preso a pugni in faccia - hanno visto chi si è armato e ha commesso aggressioni e danneggiamenti. Ma anche i colleghi accorsi da altre parti del carcere, barricati dietro i vetri dei portoni in metallo presi a mazzate e distrutti, hanno potuto identificare molti rivoltosi, tutti di origine nordafricana, collocati nelle sezioni prima e quarta, che si trovano una sopra l’altra. In poche ore, sono stati almeno 30 i detenuti identificati e allontanati dal Bassone: i primi in strutture carcerarie vicine, tra cui Varese. Gli altri saranno mandati in Piemonte, Sardegna e altre regioni, come avallato dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria.
Un’azione non solo punitiva nei confronti di chi ha generato il caos, ma necessaria per spezzare i sodalizi che hanno consentito di far partire un’azione coordinata e pretestuosa. Tra le tante reazioni giunte nelle ultime ore, il sovraffollamento viene indicato come una delle condizioni principali che stanno alla base di fenomeni di questo genere, ma non solo: “Abbiamo anche evidenziato la mancanza di personale sia relativamente alla Polizia penitenziaria che agli educatori e al personale medico - dicono Luigino Nessi e Gianluca Giovinazzo di Sinistra italiana Como - A questi problemi si aggiunge un’alta presenza di detenuti psichiatrici o comunque problematici che non ricevono una adeguata assistenza e che, soprattutto, non dovrebbero stare in un istituto penitenziario”.










