di Paola Pioppi
Il Giorno, 23 giugno 2026
Lo ha trovato un compagno di cella, quando per lui non c’era più niente da fare. L’uomo, un detenuto italiano di 48 anni, si era impiccato alle sbarre della finestra, approfittando di un momento in cui era rimasto da solo, all’interno di una sezione a regime aperto, ha deciso di togliersi la vita. Subito è stato chiesto aiuto, gli agenti di polizia penitenziaria hanno cercato di prestare aiuto, e in pochi minuti è intervenuto anche il personale sanitario del carcere, ma l’uomo era ormai senza vita. Trasferito a Como da un altro istituto penitenziario, pare che in passato avesse già tentato un gesto simile.
Il magistrato di turno della Procura di Como ha disposto l’autopsia, che è stata svolta ieri, per confermare la dinamica di quando accaduto e stabilire la causa della morte, come riportato nel quesito posto al consulente. Una tragedia che torna a puntare l’attenzione su quanto più volte denunciato dalla Camera Penale di Como e Lecco, che periodicamente fa visita all’interno delle sezioni della casa circondariale comasca, per monitorare le condizioni di detenzione e le carenze strutturali che incidono negativamente sulla qualità della vita in carcere. A Como, uno dei problemi cronici è il sovraffollamento, con un numero di detenuti doppio rispetto alla capienza. L’ultima ricognizione della Camera Penale, parlava di 3 suicidi e una media di una trentina di tentativi in un anno al Bassone.










