di Martina Toppi
La Provincia di Como, 8 settembre 2026
Dopo un percorso sul tema del lavoro costituito da un incontro alla settimana per un anno con uomini e donne detenuti, a settembre l’invito si apre anche alla cittadinanza in due date il 19 e 26 settembre. Con “Minuto Momento” la cultura torna nel carcere del Bassone. Il progetto, un laboratorio ideato dall’artista Marzia Migliora e dalla filosofa Elisa Fulco e promosso da Fondazione Como Arte Ets, con la collaborazione di Soroptimist e il supporto della Fondazione provinciale della Comunità comasca e del Comune di Como, si è svolto dall’autunno scorso e fino a quest’estate, con incontri settimanali. Il progetto di Como Arte Ets varca le porte del Bassone per il terzo anno consecutivo, tra le novità di questa edizione - presentata da Roberta Galati, direttrice della casa circondariale di Como, Chiara Anzani per Como Arte e Francesco Pizzagalli presidente di Comunità Comasca - c’è la partecipazione agli incontri del workshop di un gruppo misto di detenuti, provenienti da tutte e tre le sezioni del carcere (donne, uomini e transgender).
Quindici in tutto le persone coinvolte quest’anno che in due date, il 19 e il 26 settembre, accompagneranno i cittadini che vorranno prendere parte attivamente al workshop per “costruire” la propria “tuta del mestiere di vivere” (con registrazione obbligatoria e invio del proprio documento per l’accesso all’istituto; info e richiesta di accesso all’Istituto scrivendo
Il supporto nella quotidianità - Gli incontri settimanali con il gruppo di detenuti si sono svolti consecutivamente per un intero anno fino a luglio. Fondamentale in questo lungo periodo di tempo il sostegno delle volontarie di Soroptimist e della Comunità Comasca, tramite il progetto WeCare, che sostiene economicamente progetti artistici all’interno della casa circondariale ma offre supporto anche nell’acquisto di beni necessari a rendere più umana la vita all’interno del Bassone. “Per esempio, grazie a questo progetto acquisteremo undici lavatrici, collocate in spazi appositi adibiti a lavanderia in ciascuna delle sei sezioni, che permetteranno ai detenuti di lavare i propri indumenti - ha spiegato Galati - Ad oggi solo chi ha permessi premio o lavora all’esterno può farlo, gli altri usano le docce. Sono cose quotidiane che a noi sembrano piccole, ma che per i detenuti sono grandi e non sempre facili da realizzare. A questo serve il rapporto con la comunità, che si costruisce proprio con progetti come questo: conoscersi e capire più profondamente i reali bisogni”.









