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di Giuseppe Centomani*

Ristretti Orizzonti, 13 luglio 2022

Ogni estate, subito dopo le lamentele sul rincaro dei costi per l’affitto degli ombrelloni, fioriscono le analisi più o meno scientifiche su alcuni fenomeni a portata di mano, si direbbe “pret ‘a porter”, sempre capaci di accendere le coscienze più che la voglia di approfondire.

Uno di questi fenomeni, o, per non cadere nello stesso errore di semplificazione lamentato, la configurazione di fenomeni che spesso incorre nelle attenzioni degli opinionisti estivi, è la devianza giovanile, con tutto il suo portato di servizi, interventi, progetti e operatori impegnati a occuparsene. Naturalmente, nessuna delle analisi proposte è espressione di una posizione neutrale, quindi latamente scientifica, rispetto ai fenomeni e alle loro ripercussioni anche socio-economiche.

L’effetto pratico di tale posizionamento pregiudiziale è la ricerca non dei dati e delle informazioni concrete di contesto, foriera di informazioni anche asintoniche alle esigenze del proprio posizionamento, ma una selezione di aspetti che, collegati dalla logica di partenza, confermano l’originario punto di vista. Ecco allora che a fronte di problematiche complesse, attinenti sia alle cangianti disposizioni normative sulla Contabilità di Stato, sia alle effettive risorse economiche a disposizione degli uffici periferici dello Stato, fino alle criticità intervenienti a causa della carenza di personale e di una dinamica fisiologica di assenze e pensionamenti, fiorisce una sorta di teorema dell’inefficienza statale, condito da una mancanza sospetta di volontà a rispettare i contratti e assicurare il futuro sia ai giovani presi in carico dalle comunità, sia alla democrazia nel nostro paese.

Il Centro per la Giustizia Minorile per la Campania è una macchina complessa che si occupa allo stesso tempo di rispondere alle richieste della Magistratura Minorile, tentare la migliore connessione possibile con il sistema degli Enti e dei Servizi territoriali, promuovere a livello regionale una disponibilità delle comunità locali a rilanciare programmi di promozione della qualità della vita nei contesti di appartenenza dei minori che sbagliano. La costellazione degli interlocutori con cui intessere rapporti e formalizzare strategie e programmi di collaborazione è, quindi, molto variegata e richiede un investimento notevole in termini di tempi, competenze progettuali e di coordinamento da parte di Uffici in cui solo ora cominciano a registrarsi gli effetti di una nuova stagione di assunzioni e specializzazione del personale. Il recente passaggio, inoltre, da un approccio di ordinaria e formale amministrazione a un modello organizzativo proiettato all’innovazione e all’ottimizzazione delle risorse residuali esistenti, ha messo in evidenza, insieme ai limiti quantitativi, una dimensione qualitativa del personale campano che consente una reale presa in carico dei minori, nonostante tutto.

Ma i fenomeni a cui si tratta di dare attenzione non hanno solo i minori come attori principali. Purtroppo il nostro meridione è popolato da figure a vario titolo impegnate ad intercettare le politiche e le risorse statali destinate alla gestione educativa dei minori dell’Area Penale in ambito extra-carcerario. Tra queste si annoverano vecchie e nuove tipologie di referenti. Una parte, della vecchia guardia, sorti agli albori della riforma del Codice di Procedura Penale per i Minorenni, conservano una solida impostazione educativa, fondata su capacità organizzative associate alla presenza di figure carismatiche, supportate da équipe multiprofessionali in grado di assicurare ai committenti della Giustizia un servizio all’altezza della complessità e della mutevolezza dell’utenza. Altri, valutato come conveniente economicamente il settore dei servizi alla persona, cercano di allestire contesti sufficientemente rispettosi dei vincoli organizzativi e professionali posti dalle leggi regionali e richieste dal CGM. La quota residuale, infine, pur non proponendo modelli innovativi e/o più efficaci della media dei servizi di comunità, è molto impegnata in attività autopromozionali, curando particolarmente reti di relazioni che solo marginalmente attengono alla sfera professionale di riferimento. Il convincimento, probabilmente è che più ampio è il novero di sostenitori, più aumenta il diritto a ricevere attenzione o addirittura precedenze o collocamenti in sovrannumero dei minori in comunità.

Per fortuna, fin dal 2012, il CGM di Napoli, insieme a quasi tutti i CGM d’Italia, si è dotato di un organo tecnico di controllo (Commissione Tecnica di Verifica) che, secondo un programma predefinito ad inizio anno e integrato da visite non programmate, effettua sopralluoghi di verifica nelle sedi dei servizi di Comunità, finalizzati alla rilevazione della situazione operativa, delle condizioni di vita e della effettiva realizzazione dei PEI (Programmi Educativi Individualizzati) concordati con i Servizi Minorili della Giustizia. La verifica attiene anche all’organizzazione del lavoro e all’effettiva presenza in organico di tutte le figure

professionali richieste. Non di rado, purtroppo, questa commissione ha dovuto rilevare gravi inadempienze che, se non superate, hanno determinato la sospensione dei rapporti con quelle comunità. Chiunque si occupi con passione e serietà dei giovani implicati in vicende penali, oltre che in storie familiari a volte difficilmente immaginabili, sa che si tratta di un impegno gravoso, capace di indurre frequenti condizioni di burn out e malesseri organizzativi nei contesti meno attrezzati. Allo stesso modo, gli operatori della G.M., affrontano quotidianamente difficoltà di ogni genere, a partire dagli Agenti di Polizia Penitenziaria agli Educatori, dagli AA.SS. Agli Psicologi, dai Direttori ai Dirigenti, consapevoli che la macchina statale non è perfetta e che solo l’impegno e il senso di responsabilità dei suoi operatori può compensare questa imperfezione. Ciò che è certo, infine, è che chiunque sia interessato a comprendere la portata dei risultati raggiunti, come dei momenti critici vissuti dai Servizi della Campania, troverà sempre la porta aperta e la possibilità di verificare che chi cerca di insegnare l’onestà ai minori ha certamente cominciato ad assumere questo costrutto come cardine principale della propria attività professionale.

*Direttore del Centro di Giustizia Minorile di Napoli