di Simona Musco
Il Dubbio, 20 giugno 2026
L’idea di fondo dev’essere questa: rettificare - o meglio aggiornare - una informazione data all’inizio delle indagini significa smentire l’ipotesi investigativa. Significa, dunque, perdere. Quindi se qualcuno, anzi, se la stessa categoria impone delle regole che implicano l’aggiornamento di una notizia, meglio non darla. Anzi, meglio censurarsi, confermando, dunque, che il processo non è un percorso per l’accertamento di una verità, ma una sfida tra le parti, che il pm sia una parte tanto quanto la difesa. Che ci siano vittoria e sconfitta, non giustizia. Solo così si può spiegare la censura che alcune procure hanno deciso di imporsi, imputandola, però, al Csm.
Non lo fa direttamente Reggio Calabria, che si è limitata, dopo l’approvazione delle linee guida, a ridurre all’osso i propri comunicati, una modalità che ad alcuni è parsa come una sfida ed è stata tacciata dai giornalisti, nelle chat, come una retrocessione dell’Italia ai livelli dell’Iran in termini di libertà di stampa. Lo fa invece più esplicitamente la procura di Firenze, con una nota stampa che, replicando a tre testate che avevano chiesto gli atti relativi al sequestro di sette sezioni del carcere di Sollicciano per mancanza delle condizioni igieniche e di sicurezza, ha chiarito che alla luce “della circolare del Csm” sulla comunicazione la richiesta di rilascio copie è “non accoglibile”.
Interpellata dal Dubbio, la procura non ha chiarito in che termini le due cose sarebbero connesse, rimanendo in vigore quanto stabilito dal codice di procedura penale, che non vieta la consegna di atti ai giornalisti. Ma la procuratrice Rosa Volpe, al Fatto, ha spiegato che “se trasmettessi il decreto, voi pubblichereste dei nomi e questo mi obbligherebbe a redigere successivi comunicati di aggiornamento”. In realtà ciò non è previsto dalle Linee Guida, che richiedono l’aggiornamento in caso di comunicati contenenti nomi di indagati. E lo conferma al Dubbio Marco Bisogni, togato di Unicost al Csm e tra i principali sponsor, col suo gruppo, della delibera. “Le linee guida non hanno in alcun modo modificato il regime di pubblicità o di ostensibilità degli atti: le relative decisioni sono e restano di competenza esclusiva dei procuratori.
Questo è molto chiaro - spiega -. È stato approvato un emendamento apposito che rinvia alle disposizioni normative. Quindi l’iter per il rilascio di copie, disciplinato dall’articolo 114 del codice di procedura penale, rimane identico a prima. Non c’è alcuna connessione tra il dovere di aggiornare la notizia e il rilascio eventuale di copie di atti, perché il dovere di aggiornamento della notizia emerge dalla decisione di effettuare un comunicato con le caratteristiche specifiche previste dalle linee guida. In ogni caso di dubbio sull’interpretazione delle linee guida i dirigenti degli uffici possono sempre formulare un quesito al Csm che ormai risponde in pochi giorni”.
Attorno alla vicenda si confrontano letture differenti. C’è chi intravede una forma di ostruzionismo verso le nuove regole e chi, più semplicemente, vi riconosce quella resistenza al cambiamento che accompagna spesso ogni innovazione organizzativa. Non mancano, del resto, procuratori che hanno accolto favorevolmente la riforma, come Raffaele Cantone a Salerno e Francesco Puleio a Ragusa, sottolineandone il valore in termini di trasparenza e correttezza dell’informazione. L’approccio di chi contesta, però, non viene visto, dall’interno del Consiglio, come costruttivo, anche perché l’idea che dalle linee guida nasca un onere organizzativo insopportabile per le rettifiche “è errata”. Dietro queste resistenze può nascondersi una filosofia diversa: l’aggiornamento di una notizia di reato viene vissuto dalla procura come l’ammissione di un errore o come una sconfitta. Il processo serve a verificare l’ipotesi d’accusa nel contraddittorio tra le parti. Se il pm vive l’assoluzione come una sconfitta personale, smette di essere una parte imparziale e diventa un attore politico. Ciò che accade nelle indagini preliminari è per sua natura provvisorio e fluido. Basterebbe riconoscerlo.










