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Ristretti Orizzonti, 5 novembre 2025

Rischia di compromettere molti dei progetti faticosamente portati avanti da cooperative, associazioni, mondo dell’educazione e di tutto il Terzo settore. Con la Circolare n. 454011 del 21.10.2025 a firma del DAP- Direttore Generale dei detenuti e del trattamento, si è previsto che l’autorizzazione per gli eventi da svolgersi presso gli istituti ricomprendenti circuiti a gestione dipartimentale (ossia Alta Sicurezza, Collaboratori di Giustizia, 41 bis) debba sempre essere richiesta alla sopra citata Direzione Generale, anche se previsti per soli detenuti del circuito di media sicurezza presenti nel medesimo Istituto.

Il Coordinamento nazionale dei magistrati di sorveglianza esprime a riguardo grande preoccupazione, atteso che la nuova modalità individuata, imponendo un forte livello di centralizzazione, rischia di compromettere molti dei progetti faticosamente portati avanti da cooperative, associazioni, mondo dell’educazione e di tutto il Terzo settore.

Considerata la presenza di 8.800 detenuti di Alta Sicurezza distribuiti in molteplici carceri su tutto il territorio nazionale, tra i quali anche svariati istituti c.d. a ‘vocazione trattamentale’ (con percentuali di detenuti di AS estremamente basse, rispetto al complessivo numero di soggetti in media sicurezza), la centralizzazione della procedura autorizzatoria riguarderà la maggioranza degli istituti penitenziari del Paese, con un aggravio notevolissimo circa i tempi di definizione delle autorizzazioni e la conseguente inevitabile riduzione delle attività trattamentali, che dovrebbero invece rappresentare l’asse portante di una reclusione volta alla risocializzazione.

Vista la drammatica situazione in cui versano gli Istituti penitenziari, ove il sovraffollamento non accenna a diminuire e la strutturale carenza di attività trattamentali rende più penosa e isolante la carcerazione, la scelta adottata dal Dipartimento rischia di consegnarci un carcere dove le occasioni di confronto con l’esterno, le opportunità di formazione e le possibilità di crescita culturale in favore dei detenuti saranno sempre meno. Viene peraltro svilito il ruolo dei Direttori d’Istituto, per i quali sarà ancor più complesso riuscire a realizzare le attività previste dalla programmazione annuale, frutto della loro diretta conoscenza dei singoli istituti e del territorio su cui insistono, nonché di uno stretto lavoro di collaborazione con il Terzo settore.

Tutto ciò ci consegna un deciso arretramento rispetto al modello di esecuzione penale che l’ordinamento penitenziario, proprio nell’anno del suo cinquantenario, aveva immaginato e previsto.

Il Coordinamento nazionale dei magistrati di sorveglianza auspica, pertanto, un’interlocuzione con il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, che possa riportare nell’alveo del ragionevole bilanciamento tra sicurezza e risocializzazione lo svolgimento delle attività trattamentali negli istituti di pena.