di Giuliano Foschini e Fabio Tonacci
La Repubblica, 10 giugno 2021
L'inchiesta sull'agguato mortale in Congo nel quale, oltre all'ambasciatore, vennero uccisi il carabiniere italiano di scorta e l'autista. Il responsabile dell'area di Goma sentito dai pm. Quella strada, la N2 che parte da Goma e taglia la provincia congolese di Kivu da sud a nord, era già macchiata di sangue. Negli ultimi tre anni era stata il teatro di almeno venti conflitti a fuoco tra milizie criminali e le guardie del parco. Eppure, il convoglio su cui il 22 febbraio scorso viaggiavano l'ambasciatore italiano Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l'autista Mustapha Milambo per la missione organizzata dal Programma alimentare mondiale (Pam) delle Nazioni Unite non aveva una scorta armata. Di più: i giubbotti antiproiettile e i caschi protettivi erano stati lasciati nel portabagagli. L'assalto a colpi di fucile dei banditi sbucati all'improvviso ("sei-sette uomini", secondo la ricostruzione degli ispettori Onu consegnata alla procura di Roma) è avvenuto con una facilità inaccettabile.
Quando tutto questo è stato contestato all'uomo che avrebbe dovuto garantire la sicurezza del convoglio, un funzionario congolese del Pam responsabile dell'area di Goma che martedì si è seduto davanti al pm Sergio Colaiocco, quell'uomo ha balbettato. Entrato come testimone, M.R. è uscito dal Palazzo di giustizia indagato per omicidio colposo.
Nella storia della strage in cui hanno perso la vita Attanasio, Iacovacci e Milambo, dunque, c'è un primo accusato. Di negligenza, sostanzialmente. Ma forse la definizione è riduttiva, non inquadra bene ciò che gli inquirenti - aiutati dai carabinieri del Ros e dalle evidenze raccolte dall'Onu - hanno accertato. Andiamo con ordine.
Il Security Policy Manual delle Nazioni Unite prevede che, in caso di missioni su territori ostili, il responsabile in loco chieda il nulla osta con almeno cinque giorni di anticipo. È il tempo che serve agli uffici di New York per valutare la pericolosità dello spostamento, determinare le regole di ingaggio e rilasciare la Security Clearance. Il funzionario congolese, collega dell'italiano Rocco Leone che ha il ruolo di vicedirettore Pam Congo, se ne è ricordato solo la sera prima della partenza da Goma. Invece di annullare la missione, M.R.ha trovato il modo di farsi dare l'ok omettendo che a bordo dei veicoli l'indomani ci sarebbero stati due italiani A New York la sera del 20 febbraio è arrivata, in ritardo, una richiesta di nulla osta con l'indicazione di sette nomi di funzionari Pam. Non c'erano quelli di Attanasio e Iacovacci. Se avessero segnalato la presenza di due ospiti esterni al Pam, infatti, la pratica sarebbe passata immediatamente ai referenti di Monusco, la missione di peacekeeping per la stabilizzazione del Congo. Monusco, come è prassi in situazioni analoghe, avrebbe programmato un incontro preparatorio e l'accompagnamento con la scorta. Per i pm romani, i due italiani non sono stati identificati apposta. I loro nomi sono stati comunicati via radio solo dopo la partenza da Goma. Si tratta di capire se il pasticcio sia dovuto alla negligenza di M.R. oppure se sia stato una precisa strategia per lasciare la carovana alla mercé dei miliziani.
Sulla ricostruzione dell'agguato c'è uniformità tra Procura di Roma e ispettori Onu, tranne che per un particolare di non poco conto: la classificazione "verde" della strada. Secondo New York, il basso rischio era giustificato dal fatto che "non ci sono stati incidenti per più di un anno". In realtà, come detto, di sparatorie ce ne sono state venti, anche se non hanno coinvolto veicoli diplomatici.
Nel report delle Nazioni Unite, si legge: "Dopo l'agguato, a 2 km dal luogo dell'incidente, il fuoco dei ranger del parco divenne più intenso e M.R. disse di sdraiarsi a terra. Il fuoco continuò per 10 minuti. Secondo M.R., il carabiniere si è inginocchiato e ha cercato di allontanare l'ambasciatore. Sono stati sparati dei colpi e sembra che l'ambasciatore abbia ricevuto un colpo alla schiena, mentre il carabiniere è stato colpito al braccio e alla schiena. Entrambi sono caduti a terra. Sono rimasti in questa posizione e mentre i Park Rangers avanzavano, temendo che potessero scambiarli per assalitori, M.R. gridò "Per favore non sparate, siamo del personale della Pam". L'ambasciatore è morto per sei ferite d'arma da fuoco. I guardiaparco sono stati sorpresi quando M.R. ha menzionato l'ambasciatore".











