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di Liana Milella


La Repubblica, 2 dicembre 2020

 

Dopo appena tre mesi Mario Morelli lascia la guida della Corte costituzionale. Tra le prossime decisioni che dovranno prendere i giudici, il ricorso di Sgarbi contro il Dpcm, il carcere per i giornalisti e la questione dei due padri di un figlio nato con utero in affitto. "Il presidente Coraggio". Alla Corte costituzionale lo chiamano già così. Dando per scontato che sarà lui, tra un paio di settimane, il quarantaquattresimo presidente. Giancarlo Coraggio. Uno che a 80 anni gioca ancora a tennis. Che ha attraversato, nella sua carriera, tutte le funzioni giudiziarie possibili.

È stato giudice ordinario, ma anche contabile, tributario, e, perché no, pure sportivo. E quando ha vestito i panni del giudice amministrativo è salito al vertice del Consiglio di Stato diventandone il presidente. Giusto prima di arrivare, meno di otto anni fa, alla Consulta. Ha fama di uno che mantiene il gusto della curiosità e non arretra di fronte alle novità. Com'è accaduto quando è partito il ben noto viaggio della Corte nelle carceri. Un'esitazione lo coglie all'inizio, ma poi eccolo tuffarsi nell'avventura del giudice delle leggi che entra in una galera e parla di Costituzione ai detenuti. Visita Terni, una prigione tosta, e non nasconde né durante il discorso, né dopo, di essere rimasto molto toccato da quell'esperienza.

Tutto questo per dire che Repubblica sta per raccontare una transizione senza strappi. Senza "guerre" né sgambetti. Ma neppure un passaggio di scettro all'insegna dell'"ecco l'ennesimo presidente anziano che arriva al vertice perché gli tocca".

Non va così per Giancarlo Coraggio, come non era andata così neppure per il giudice che oggi lascia il vertice della Consulta. Mario Rosario Morelli, tre mesi di presidenza con l'inevitabile polemica iniziale sulle presidenze brevi. Anche se ce ne sono state tante alla Corte. Ma la sua ha avuto un sapore particolare, quella di un magistrato che dal 1973, come assistente, ha vissuto "dentro" la Corte, dividendosi tra di essa e la Cassazione, in entrambe esponendosi sulla frontiera dei diritti di chi non ne ha, come in passato Eluana Englaro, e adesso le mamme e i padri dello stesso sesso che desiderano un figlio proprio. Appena eletto presidente Morelli strizzò l'occhio a Coraggio - "Giancarlo" come lo chiama lui anche in pubblico, ricambiato da un affettuoso "Mario" - che indicò subito come suo successore "al 99%".

Nel salutarlo, adesso Coraggio parla di lui come del giudice le cui "sentenze sui nuovi diritti fondamentali hanno fatto la storia". E Massimo Luciani, in toga nera e nelle vesti di avvocato, ricorda un suo "librino" del 2004 dal titolo ostico - "L'incidente di costituzionalità: come formulare le questioni senza incorrere nella sanzione della inammissibilità" - nel quale Morelli, in una sorta di decalogo, spiegava ai colleghi come presentare alla Corte un buon ricorso senza infilarsi nella subitanea bocciatura dell'incostituzionalità. Un presidente che ha avuto anche un altro merito, che gli riconosce l'Avvocato generale dello Stato Gabriella Palmieri, quello di aver camminato sulla stessa strada di Cartabia non fermando neppure per un giorno la giustizia costituzionale pur in tempi di pandemia.

Coraggio, già presidente al 99 per cento. Pronostico giusto. Segnato proprio da quella votazione del 17 settembre. Quando Giuliano Amato, l'ex dottor Sottile del PSI e di tanti governi di cui ha fatto parte come premier e ministro dell'Interno, votò per Coraggio e non per Morelli. Facendo una scelta precisa, quella di dare alla Corte un guida lunga e stabile, anche evitando le polemiche che poi ci sono state. Anche se, come le fonti ufficiali della Consulta hanno spiegato fin nei minimi dettagli, ormai diventare presidente non significa guadagnare un solo euro in più, né godere di vetture che ormai appartengono al passato. Ma tant'è. Amato non solo "scelse".

Ma in quella scelta escluse se stesso. Come fa di nuovo oggi. Chi lo conosce lo descrive come non interessato a una lotta per fare il presidente. Voterà per Coraggio anche questa volta, e non per sé stesso. Lui, che pure ha davanti a sé ancora due anni di Corte, non vuole spaccare la Corte, perché il suo obiettivo è unirla. È darle una guida stabile. Perché sicuramente 13 mesi sono un periodo lungo, molto più lungo di quelli vissuti al vertice da presidenti importanti come sicuramente lo sono stati Gustavo Zagrebelsky, Valerio Onida, Giovanni Maria Flick. Ma soprattutto i dieci mesi di Marta Cartabia, la prima presidente al femminile che ha fatto "cadere il tetto di cristallo", la sua espressione pronunciata al colmo dell'emozione e che ormai è diventata un simbolo della riscossa delle donne nelle istituzioni dove comandano ancora gli uomini.

"Il virus ci obbliga a rinunciare alla solennità e alla pubblicità di un rito cui attribuiamo grande importanza. Non è l'unico sacrificio. E speriamo che non si tratti di sacrifici inutili. Speriamo di tornare presto alle relazioni sociali che sono il sale della nostra vita e che ci mancano molto" dice Giancarlo Coraggio nel breve speech di saluto a Morelli. Parla del virus. Proprio quel virus che presto diventerà protagonista di una prossima decisione della Consulta, quando i giudici dovranno occuparsi di un ricorso di Vittorio Sgarbi contro i Dpcm. Una Corte che farà i conti con argomenti top, dal carcere per i giornalisti, visto che il Parlamento è rimasto tuttora inerme rispetto al suo invito esplicito - era il 26 giugno - ad affrontare la questione, ai due padri di un figlio nato grazie a un utero in affitto. E la cui madre biologica ha chiesto di parlare davanti ai giudici che giusto nei prossimi due giorni decideranno se questo è possibile.