di Marco Cremonesi
Corriere della Sera, 10 ottobre 2024
La Lega dopo il voto fallito: non abbiamo colpe. Limite di 45 giorni alla validità degli ascolti. Le intercettazioni non potranno durare più di 45 giorni. Il Senato approva con 83 sì, 49 no e 1 astenuto il disegno di legge del senatore di FI, Pierantonio Zanettin e l’opposizione va all’attacco. “Se la Camera confermerà questa norma - evidenziano parlamentari del centrosinistra e magistrati - migliaia di inchieste sono a rischio”. Esulta invece la maggioranza che ha votato compatta con Italia viva. Dopo le frizioni sulla mancata elezione del consigliere giuridico Francesco Saverio Marini, il centrodestra si ricompatta dunque su un altro provvedimento in materia di giustizia.
Ma la polemica è infuocata. I senatori del M5S sottolineano come siano a rischio anche le indagini sulle violenze alle donne, a cominciare dal reato di stalking (“che dura molto più di 45 giorni”). Il Pd contesta parlando, come fa il capogruppo in commissione Giustizia, Alfredo Bazoli, di “termini draconiani”. “Va bene il tetto alle intercettazioni - dice Bazoli - ma il limite di 45 giorni è troppo stretto” perché “così sono a rischio anche le indagini per omicidio, strage, corruzione, bancarotta fraudolenta e violenza sessuale”. Solo per citarne alcuni.
Oltre alle intercettazioni, a tenere banco nel dibattito politico è ancora la mancata elezione, martedì, del giudice costituzionale che deve prendere il posto di Silvana Sciarra. Giorgia Meloni, raccontano, è ancora molto arrabbiata. Restano i sospetti su chi potrebbe aver fatto qualche gioco strano, nel suo o in partiti alleati, che scrollano le spalle: “Ma che cosa vogliono da noi? - cerca di sfuggire alla domanda un parlamentare leghista di peso. Colpa nostra? Ma che dicono? Hanno fatto tutto da soli, se la sono scritta e se la sono suonata. Hanno scelto il chi, il come e il quando. E adesso sarebbe colpa nostra?”. Tanta è ancora la tensione che non è chiaro come si procederà nei prossimi giorni. A caldo, martedì, dalle presidenze delle Camere era filtrato che si sarebbe continuato a votare a intervalli regolari fino a quando il giudice mancante non fosse stato eletto, ma nessuno sa tradurre con certezza cosa significhi. Il sottosegretario alla presidenza Giovanbattista Fazzolari assicura: “L’Aventino? Non ci riguarda. Però speriamo che da oggi nessuno dirà più che è la maggioranza che impedisce la nomina del giudice della Corte costituzionale”.
Come se ne esce, quindi? Dai vertici di FdI si fa capire che disponibilità a concedere un giudice su quattro all’opposizione (3 scadranno a dicembre) c’è, ma questo non significa “che loro possano dire a noi come indicare i nostri. Ce li scegliamo da soli, altro che rose da presentare. L’opposizione avrà le sue garanzie”.











