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di Gabriella Cerami

La Repubblica, 18 luglio 2024

Colloquio “riservato” tra il presidente e il ministro in corsa per un posto da giudice. Sono le sette di sera quando il ministro della Giustizia Carlo Nordio varca il portone della Corte Costituzionale. Ad attenderlo, due giorni fa nel suo ufficio, il presidente Augusto Barbera. L’incontro non viene ufficializzato, né Consulta né via Arenula danno notizia del colloquio e questo aspetto risulta singolare trattandosi di due figure apicali nel mondo della giustizia. Il faccia a faccia arriva però in un momento delicato dei rapporti tra Consulta e Parlamento. La Corte proprio nel pomeriggio di martedì si era riunita per discutere ed emettere una sentenza sul fine vita, tema delicato su cui il presidente Barbera ha più volte sollecitato un intervento delle Camere essendoci in Italia un vuoto normativo.

Non solo. C’è un’altra vicenda che, in questi mesi, vede coinvolti Parlamento e Corte Costituzionale. Da otto mesi, da quando l’ex presidente Silvana Sciarra ha lasciato, manca uno dei quindici giudici di nomina parlamentare, nonostante la sostituzione debba avvenire entro un mese. Il presidente della Camera ha convocato cinque volte il Parlamento in seduta comune per procedere all’elezione ma gli scrutini, in mancanza di un accordo politico, sono andati a vuoto. E una sesta votazione non è stata ancora fissata.

Ecco i due temi caldi che potrebbero essere stati trattati dal ministro Nordio e dal presidente Barbera, il quale in particolare sul fine vita ha da sempre una posizione molto netta. Tanto che nella conferenza stampa che ha fatto seguito alla lettura della relazione annuale della Consulta, nel marzo scorso, il numero uno della Corte aveva citato “Aspettando Godot”, capolavoro di Samuel Beckett, per dare l’idea di una Consulta chiamata ad esprimersi più volte su questo tema a causa di una “persistente inerzia legislativa”. Sul fine vita come sui figli di coppie omogenitoriali. Quindi — aveva avvertito — “se rimane l’inerzia del Parlamento sul fine vita, la Corte costituzionale a un certo punto non potrà non intervenire”. E il momento è arrivato.

Tempi lunghi si prevedono invece per l’elezione del giudice costituzionale. La partita è profondamente politica e si lega alla scadenza, fissata per il 21 dicembre, di altri tre giudici della Corte. Secondo alcune indiscrezioni, la premier Giorgia Meloni punterebbe a una singola votazione in blocco, che le consentirebbe di comporre il puzzle come meglio ritiene. La prospettiva che circola in ambienti di governo vedrebbe tre eletti scelti dalla maggioranza e uno in quota opposizioni, che dovrebbe andare al Partito democratico.

Di fatto, quando gli altri tre giudici arriveranno alla scadenza del loro mandato, la Corte lavorerà con solo undici componenti e basterà l’assenza di uno solo di questi per bloccare la giustizia costituzionale essendo necessario il quorum funzionale affinché una seduta sia valida. Eppure le questioni sul tavolo della Corte sono molte. L’ultima in ordine di tempo è il referendum sull’autonomia differenziata, presentato in Cassazione da tutti i partiti di opposizione e presto anche da cinque Regioni, ma ce ne sono anche molte altre come il decreto Caivano e il limite dei due mandati dei sindaci di grandi Comuni.

In questo contesto di possibile stallo, che certamente causa apprensione al presidente della Corte, nonostante sia tra i componenti in scadenza a dicembre insieme a Franco Modugno e Giulio Prosperetti, si colloca l’incontro con il ministro Nordio, il cui nome negli ultimi tempi è stato tirato in ballo come possibile nuovo componente della Consulta, voluto dalla premier Meloni.

Se così dovesse essere si libererebbe la casella del dicastero della Giustizia. Negli ultimi tempi, ad aver riportato questa indiscrezione è stato anche il lobbista Luigi Bisignani sul quotidiano Il Tempo, specificando però che il ministro non ha i requisiti e Palazzo Chigi starebbe studiando una norma ad hoc. Altro tempo che potrebbe far scivolare la Corte verso la paralisi.