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di Giovanni Negri

Il Sole 24 Ore, 21 settembre 2022

Per tre volte il Parlamento non ha accolto i moniti rafforzati della Corte. Certo ieri la neopresidente ha ribadito l'indispensabilità di una corretta collaborazione istituzionale, certo ha sottolineato la volontà di proseguire sulla strada di quei “moniti rafforzati” al Parlamento che, decisi peraltro “in piena collegialità “, hanno caratterizzato gli ultimi tempi della dialettica tra Corte e Camere, tuttavia una delle primissime decisioni, forse la principale, che la Consulta a guida Sciarra dovrà prendere riguarda proprio un tema dove i giudici costituzionali sono rimasti, ancora una volta, inascoltati.

Si tratta della pronuncia che la Corte dovrà emanare nell'udienza già fissata tra circa un mese e mezzo, l'8 novembre, sull'ergastolo ostativo o meglio sugli effetti della mancata collaborazione dei detenuti per gravi reati di mafia sulla richiesta di libertà condizionale. Un tema di grande delicatezza, dove la Consulta, che già si era espressa per il riconoscimento, al posto di una preclusione assoluta, di margini di discrezionalità all'autorità giudiziaria nel caso dei permessi premio, ha affidato per ben due volte al Parlamento la sollecitazione a un intervento.

Ma, come già avvenuto nei due precedenti di ammonimenti accompagnati da scadenze entro le quali intervenire (la disciplina del fine vita e la diffamazione con il carcere per i giornalisti), il Parlamento alla fine non è intervenuto. Ieri la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama ha definitivamente affossato la legge che pure aveva ricevuto l'approvazione, a marzo, della Camera. Un'approvazione che aveva spinto una speranzosa Corte costituzionale a rinviare per la seconda volta la decisione.

Lo aveva già fatto nel 2021, affidando alle Camere la facoltà di intervenire sul punto entro il io maggio di quest'anno; poi, di fronte a un primo sì parlamentare, la scadenza era stata fatta slittare appunto all'udienza dell'8 novembre, dando sei mesi di tempo alle Camere per un'approvazione definitiva. Improbabile, se non impossibile, che il nuovo Parlamento che uscirà dal voto di domenica possa collocare un intervento sull'ergastolo ostativo tra le priorità, magari avviando un esame del provvedimento in tempi rapidissimi, tanto da indurre la Corte a un terzo rinvio.

A questo punto i giudici costituzionali dovranno intervenire con una scelta che, comunque, sarà oggetto di dissensi e polemiche, esito però di una collaborazione istituzionale che troppo spesso sembra avvenire a una sola corsia. Del resto era stato il presidente uscente, Giuliano Amato, congedandosi dalla Corte pochi giorni fa, a ricordare il silenzio o le troppe voci discordanti del Parlamento che bloccano le decisioni.