di Liana Milella
La Repubblica, 6 settembre 2022
Il 13 settembre ultima uscita per il presidente che lascia il 18. Il Quirinale deve nominare il nuovo giudice. Se fosse una donna, su 15 giudici, la componente femminile salirebbe a un terzo.
Sarà di nuovo una donna, dopo Marta Cartabia, la prossima presidente della Consulta? Una neo presidente potrà dire che è caduto di nuovo “il tetto di cristallo” come disse Cartabia l’11 dicembre 2019? Tra due settimane la partita si chiude. Lunedì 19 sarà eletto il nuovo presidente. Giuliano Amato farà udienza, per l’ultima volta, il 13 settembre. Il 18 sarà il suo ultimo giorno da giudice costituzionale. Prima di quella data - quindi la prossima settimana - Sergio Mattarella dovrà scegliere il nuovo giudice, perché Amato fu nominato da Napolitano nel 2014. Se fosse una donna questo porterebbe la componente femminile a conquistare un terzo della Corte, 5 giudici donna su 15. Nell’ordine di nomina, Silvana Sciarra, Daria de Pretis, Emanuela Navarretta, Maria Rosaria San Giorgio. Il loro voto sarà determinante nella scelta del prossimo presidente.
Un voto che per la prima volta vede tre candidati in lizza che hanno giurato tutti nello stesso giorno, l’11 novembre 2014. Due donne e un uomo. La giuslavorista Silvana Sciarra, la più anziana anagraficamente. Daria de Pretis, esperta di diritto amministrativo, e il costituzionalista Nicolò Zanon. Sciarra fu votata dal Parlamento il 6 novembre 2014. Napolitano aveva indicato de Pretis e Zanon il 18 ottobre, proprio in polemica con le Camere per via delle continue fumate nere. Ma tutti e tre i giudici poi giurarono assieme. Quindi, da questo punto di vista, hanno la stessa “anzianità” di nomina. Mentre Sciarra, con i suoi 74 anni anni batte de Pretis che ne ha 66 e Zanon che ne ha 61.
Al Quirinale, come sempre, le bocche sono cucite. L’unica cosa certa è che la nomina avverrà qualche giorno prima della scadenza, quindi a metà della prossima settimana. Nessuna indiscrezione veramente attendibile sul nome viene fuori dalle stanze di Mattarella. I potenziali aspiranti, sia uomini che donne, sono molti, com’è ovvio per una carica di grande prestigio e che dura nove anni. Potrebbe avere chance l’attuale avvocata generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli. E in corsa potrebbe esserci anche l’amministrativista Maria Alessandra Sandulli, figlia dell’ex presidente della Consulta Aldo Sandulli. Stesso cognome perché la Palmieri ha sposato Andrea, fratello di Maria Alessandra.
Un posto di giudice molto ambito in una Corte che ha via via aumentato sempre di più il suo prestigio anche grazie a presidenze autorevoli e a un buon lavoro di squadra, e che ha dimostrato di saper mettere in mora il Parlamento con decisioni, come quella sul caso Cappato e sul fine vita, che tuttora le Camere non sono riuscite a superare.
Né è andata meglio con l’ergastolo ostativo, un anno al Parlamento per fare una nuova legge, sei ulteriori mesi di proroga decisi a maggio, che scadono però l’8 novembre. E tutto lascia ipotizzare che anche stavolta la Corte finirà per dover decidere da sola. Una Corte che, dalla presidenza di Paolo Grossi, e poi ancora con Giorgio Lattanzi, Cartabia, Rosario Morelli, Giancarlo Coraggio e Amato, si è aperta all’esterno, non solo con udienze pubbliche in cui il contraddittorio è diventato una realtà, ma anche con iniziative, dai viaggi nelle scuole e nelle carceri, al concerto per l’Ucraina del maestro Piovani in piazza del Quirinale il 22 luglio, che hanno creato un dialogo diretto tra le corte e i cittadini.
Chiunque dei tre contendenti farà il presidente - Sciarra, de Pretis, Zanon - resterà in carica per un anno, fino all’11 novembre 2023. Quando lo stesso Mattarella dovrà scegliere altri due giudici per sostituire de Pretis e Zanon, e il Parlamento un giudice al posto di Sciarra. Poi la politica dovrà aspettare un altro anno ancora, il 21 dicembre 2024, per scegliere tre nuovi giudici al posto di Franco Modugno, Augusto Barbera e Giulio Prosperetti.











