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di Damiano Aliprandi


Il Dubbio, 15 dicembre 2020

 

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sentirà il ministro della Giustizia per discutere delle misure per ridurre la popolazione detenuta. Una notizia che giunge dalla delegazione composta da Gherardo Colombo, Giovanni Maria Flick, Luigi Manconi e Sandro Veronesi, i quali ieri hanno incontrato Conte. Una occasione per esporgli le loro grandi preoccupazioni sulle condizioni attuali del sistema penitenziario italiano, dove il sovraffollamento, l'altissimo numero dei morti e dei suicidi e la diffusione del contagio, contribuiscono a rendere ancora più drammatica la vita per coloro che vi sono reclusi o vi lavorano.

Nell'occasione hanno consegnato al Premier la lettera indirizzatagli da Rita Bernardini del Partito Radicale. Ricordiamo che è giunta oramai al 35esimo giorno dello sciopero della fame per chiedere che il governo e Parlamento si attivino per introdurre misure deflattive più efficaci. Alla consegna della lettera da parte della delegazione, Conte si è impegnato a incontrare Rita Bernardini. Ma non solo. La delegazione ha presentato al presidente del Consiglio le tre proposte per ridurre la popolazione detenuta, che in queste settimane hanno ottenuto maggior consenso da parte degli operatori, degli studiosi, dei magistrati e di quanti hanno a cuore le sorti delle nostre prigioni. Conte ha promesso che discuterà di queste proposte con il ministro della Giustizia, ripromettendosi di porre la questione a livello politico. Ha anche fatto sapere, che, appena possibile, visiterà un carcere. La delegazione, gli ha raccomandato di recarsi in uno di quelli dove la percentuale di sovraffollamento è più elevata.

Nel frattempo si è perso il conto dei detenuti morti per Covid. Stando ai casi emersi finora, sono almeno 9 i reclusi deceduti nella sola seconda ondata. Due di loro erano al 41bis. Uno era Salvatore Genovese recluso al carcere di Opera, l'altro - deceduto venerdì scorso - è Mario Coco Trovato, 71 anni, al 41bis di Tolmezzo.

Entrambi sono finiti in terapia intensiva dopo l'aggravarsi dei sintomi. I focolai nelle carceri si ritraggono, ma nello stesso tempo si espandono nelle altre. In un luogo chiuso e sovraffollato la diffusione del contagio è massima. Manca lo spazio per attuare il protocollo, distanza fisica e la gestione sanitaria è di difficile attuazione. Per questo servono misure deflattive più efficaci.