di Alessandra Macci
Corriere del Mezzogiorno, 9 settembre 2025
Davide D’Errico, imprenditore sociale napoletano, ha pubblicato, per People Pamphlet, il libro “Contro i Giganti. Difendere la democrazia al tempo delle autocrazie”, libro che affronta il tema della legalità, della rappresentanza istituzionale, della democrazia, intrecciando esperienze personali e riflessioni sulla crisi politica e sociale contemporanea. L’autore, laureato in giurisprudenza e nipote di Lucio D’Errico, vittima innocente di camorra, ha provato a trasformare il dolore per la perdita del nonno in impegno sociale concreto a favore di chi è meno fortunato; ciò attraverso la promozione di vari enti non profit (che utilizzano anche beni sequestrati alla camorra) quali Il Vicolo della Cultura, biblioteca a cielo aperto nel quartiere della Sanità a Napoli, e il progetto Puteoli Sacra, primo sito culturale italiano gestito da giovani usciti dal carcere minorile, di cui D’Errico è stato Project manager. Speaker al TEDx Angri su opportunità e riscatto, viene invitato e partecipa a numerosi incontri su queste tematiche.
Il libro esplora il disamore e la disaffezione verso la politica, soprattutto tra i giovani, e pur riconoscendo le difficoltà e le sfide di un’epoca segnata da crisi economico-sociali, pandemie e guerre, invita a non arrendersi, ma a credere e lavorare per una politica e un mondo migliore. D’altronde, basta scorrere l’indice dei capitoli per capirlo: nel primo, “vedere tutto”, si sente il dolore, ma anche l’amore, nei confronti del padre malato; nel secondo, “sopportare molto”, si vive il senso di frustrazione rispetto alla difficoltà di fare proposte e finanziare leggi che rispondano alle esigenze della gente; nel terzo, “correggere una cosa alla volta”, si attraversa il trauma collettivo della pandemia e il lento ritorno alla normalità; nel quarto, “proposte e provocazioni”, emerge la sensazione che ognuno/a di noi riesca ad incidere poco rispetto a dinamiche politiche ed economiche del paese; infine la profezia “tra un nuovo inizio e lo spettro della fine”, con l’esaltazione del coraggio (dal latino cor habeo, “avere cuore”, cioè, nelle cose della nostra vita), sentimento protagonista di tanti proverbi popolari e chiave per la realizzazione di grandi imprese.
Maneggiando l’autore con maestria diversi registri linguistici, dovrebbe egli forse non lasciarsi influenzare - ci sia consentito qualche suggerimento - dall’impoverimento generalizzato del linguaggio (a partire proprio da quello di quotidiani, televisione e altri media), ed invitare anzi operatrici e operatori della comunicazione a non essere sciatti nell’uso delle parole; provare ad uscire da questa mucillaggine di senso, e sapere, infine, che quello che ieri ci era noto e chiaro, appare oggi sempre più vuoto. Senza contare che un linguaggio semplice (in realtà povero), rispecchia spesso l’incapacità di grossi slanci, rimandando, al contrario, alla volontà di cambiare innanzitutto le proprie condizioni materiali. L’idea del “vuoto” rinvia in qualche modo al pensiero di Hannah Arendt, e a quella “lacuna tra il passato e il futuro” (un tema centrale nel suo libro Tra passato e futuro) che genera la crisi culturale ed esistenziale in cui l’umanità, a causa di una frattura con la tradizione e con la capacità di agire, non riesce più a connettersi neppure con il presente.











