di Lorenzo Giarelli
Il Fatto Quotidiano, 16 ottobre 2025
“La sicurezza non si ottiene creando nuovi reati, né continuando ad aumentare le pene. Difficilmente i Governi incidono sulla frequenza dei delitti ogni volta che promettono di occuparsene”. Marzio Barbagli è un sociologo tra i più noti in Italia. Professore emerito di Sociologia all’Università di Bologna e autore di svariati saggi, da anni studia i numeri e le tendenze della criminalità, osservandone l’impatto sulla società. Di fronte ai dati dei delitti commessi in Italia, fa una premessa da studioso: “Per fare valutazioni specifiche sui singoli reati, bisognerebbe essere a conoscenza di serie storiche degli ultimi decenni”.
Professor Barbagli, l’approccio politico al tema della sicurezza è fuori fuoco?
È noto che i partiti di sinistra evitano del tutto di parlare dell’argomento, forse credono di poter far finta di niente, la destra invece - e quindi nei partiti che ora sono al governo, la Lega in particolare - batte sempre sulla criminalità, utilizzandola come arma di propaganda. Ma non sono i singoli provvedimenti che possono modificare l’andamento di reati come i furti in appartamento, i borseggi e i cosiddetti reati di strada in genere. Dipendono da altri fattori, alcuni noti e altri no, ma diciamo che le serie storiche non mostrano negli ultimi decenni grandissime variazioni per questo tipo di delitti. Difficilmente i vari governi riescono a influire, quando promettono di occuparsene.
A cosa si riferisce, quando parla di fatto che incidono sul numero di reati commessi?
Ci sono sistemi che forse infiammano meno i cuori della propaganda, ma sono più efficaci. La letteratura scientifica per esempio ha a lungo studiato il caso del sindaco Giuliani, a New York. Una soluzione ha a che fare con un utilizzo più efficiente delle forze dell’ordine, che in Italia passa anche da un coordinamento migliore tra Polizia e Carabinieri. Sembra una banalità dirlo, ma la distribuzione degli agenti andrebbe fatta pensando alla frequenza dei reati in determinate zone. Un altro sistema è la “prevenzione situazionale”, ovvero rendere più difficile commettere certi reati, oppure renderli meno remunerativi per chi lo commette.
Ad esempio?
Se si riduce il più possibile l’uso del contante, col passare del tempo ci saranno meno persone che rubano il portafoglio, perché sanno che dentro ci troveranno pochi soldi. Dunque aumentare le pene non ha effetti? Nessun effetto. Semmai un effetto ce l’ha la frequenza con cui si riesce a trovare gli autori dei reati, che è una frequenza in genere molto bassa, soprattutto per i reati come il borseggio.
C’è poi anche un aspetto culturale che condiziona certi reati? Spesso viene citato a proposito di omicidi e femminicidi…
Gli omicidi sono in straordinaria diminuzione negli ultimi decenni. Oggi sono stabilizzati intorno ai 300 l’anno, quindici anni fa erano il doppio. La percezione dell’opinione pubblica probabilmente è opposta. Perché in tema anche qui non credo sia merito di particolari interventi da parte dei governi. Sugli omicidi ci sono studi che vanno indietro fino al 1300 e permettono di capire come il principale elemento in grado di far crollare i dati sia l’affermarsi dello Stato, che detiene il monopolio della forza. Gradualmente si è fatta largo l’idea che non ci si possa fare giustizia da soli. Sembrano cose lontane del tempo, ma riguardano anche anni più recenti. Su questo tema incide una trasformazione culturale molto lunga.











