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di Tommaso Miele*

L’Espresso, 6 novembre 2022

È opinione diffusa che le lentezze delle amministrazioni pubbliche nello svolgimento dell’attività amministrativa e nella realizzazione delle opere pubbliche siano determinate dalla cosiddetta burocrazia difensiva, e cioè, dalla paura di amministratori e dirigenti pubblici di incorrere nella responsabilità di dover risarcire eventuali danni erariali che possono derivare dai loro provvedimenti.

Si è così diffuso nell’opinione pubblica e nella classe politica il convincimento che a bloccare i cantieri e a rallentare l’azione amministrativa sia la cosiddetta “paura della firma”, cioè, la paura di firmare provvedimenti da cui possono derivare danni erariali che gli stessi amministratori e dirigenti pubblici possono essere chiamati dalla Corte dei conti a risarcire.

Proprio per attenuare le responsabilità ed aiutare amministratori e dirigenti pubblici a superare la paura della firma, nel 2020 il Governo Conte approvò una norma, l’articolo 21 del decreto semplificazioni n. 76/2020, che ha limitato al solo dolo la responsabilità per danno erariale derivante da condotte commissive, eliminando, di fatto, la responsabilità per danno erariale dovuta a comportamenti connotati da colpa grave, e cioè, da grave negligenza.

Non si può negare che la paura della firma esiste, ma la soluzione non è certamente quella di eliminare o di mitigare le responsabilità di chi è chiamato ad amministrare la cosa pubblica e a gestire ingenti somme di denaro, e tollerare che tali somme vengano gestite con superficialità e leggerezza - atteso che in questo consista la colpa grave - perché in democrazia autonomia e responsabilità sono una endiadi inscindibile.

Eliminare o attenuare i controlli e le responsabilità significa abbassare il livello di attenzione e creare sacche di impunità nella corretta gestione delle risorse pubbliche e nel controllo della spesa pubblica. Significherebbe, in altre parole, gettare via il bambino con l’acqua sporca, cosa che, soprattutto in un momento come quello attuale, in cui le amministrazioni pubbliche sono chiamate a gestire le ingenti risorse del Pnrr, non ci possiamo assolutamente permettere.

Il Paese, l’Europa, le imprese, le famiglie e i cittadini, invece, non solo chiedono di non abbassare la guardia, ma hanno diritto di pretendere da amministratori e dirigenti pubblici che quelle risorse vengano gestite con la massima oculatezza e diligenza, anche perché gran parte delle stesse dovranno essere restituite dai nostri figli e dalle generazioni future.

Il rimedio per superare la paura della firma non è, quindi, quello scelto dal governo Conte nel 2020 con l’art. 21 del decreto semplificazioni, eliminando o attenuando le responsabilità derivanti da colpa grave per i fatti commissivi, perché questa soluzione ha creato un vero e proprio vulnus nella sana e corretta gestione delle risorse pubbliche.

La soluzione per superare la paura della firma sta, piuttosto, nell’intervenire sulla qualità della regolazione e della legislazione. Per mettere le pubbliche amministrazioni in condizione di realizzare i programmi e di intercettare le risorse del Pnrr, ci vogliono regole chiare, occorre migliorare e semplificare la legislazione e, in particolare, il Codice degli appalti.

È, pertanto, auspicabile che il Parlamento e il Governo che si sono appena insediati non solo non abbassino la guardia su controlli e responsabilità nella sana e corretta gestione delle risorse pubbliche, ma che intervengano in maniera decisa e radicale sulla qualità della regolazione e della normazione.

Occorre una legislazione chiara e semplice, snella, accessibile a tutti, occorrono regole chiare per dare indicazioni precise alle amministrazioni pubbliche, alle imprese e ai cittadini, e agli stessi operatori del diritto. Oltre alla paura della firma per le possibili ipotesi di responsabilità per danno erariale, si eviterebbero il frequente contenzioso e i ricorsi al giudice amministrativo che assai spesso bloccano i cantieri e rallentano l’azione amministrativa.

*Presidente aggiunto della Corte dei Conti e Presidente della Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti del Lazio