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di Luigi Manconi e Marica Fantauzzi

La Repubblica, 11 maggio 2025

Una circolare del Dap limita l’apertura delle celle, mettendo a rischio il lavoro di Ristretti Orizzonti e il percorso di cambiamento di molti detenuti. L’appello di 35 docenti universitari. “A volte penso che il sole sia particolarmente affezionato alla nostra sezione, altrimenti non si spiegherebbe come mai ci faccia visita per ben due volte al giorno, soffermandosi a lungo. In realtà è il corridoio che, avendo alle sue estremità una finestra orientata verso est e l’altra verso ovest, accoglie volentieri i raggi solari, e su questo ha tutta la nostra comprensione dato che anche noi, silenziosi abitanti della sezione “studenti” del carcere, preferiamo di gran lunga restare in corridoio, approfittando di una concessione della direzione del carcere che lascia le porte delle celle aperte, dalle otto del mattino fino alle otto di sera.

In realtà, la presenza del sole in corridoio non è tanto costante durante l’inverno. Il freddo invade presto queste parti d’Italia, ed essendo in pianura la nebbia campeggia trionfante per tutta la stagione. E poi, il sole con la sua pigrizia invernale usa sollevarsi tardi. E anche nel caso in cui abbia voglia di estendere i suoi raggi infreddoliti nel nostro corridoio, lo fa quando ormai noi abbiamo già lasciato la sezione per andare da un’altra parte del carcere, dove c’è una redazione e facciamo un giornale”.

Questa testimonianza, firmata da Elton Kalica, si trova accanto a migliaia di altri frammenti di vita carceraria che è possibile leggere grazie al sito e all’archivio di Ristretti Orizzonti, che è anche una rivista bimestrale. Dal 1998 - anno di nascita della redazione - al 2024 sono stati pubblicati 188 numeri, tutti realizzati grazie alla redazione interna al carcere I due Palazzi di Padova e al lavoro collettivo di persone detenute, operatori e volontari.

Oltre alla rivista, Ristretti Orizzonti è un osservatorio indipendente sui morti in carcere e un punto di riferimento per coloro che, iscrivendosi alla newsletter, hanno accesso ogni giorno a notizie, testimonianze e iniziative sull’universo penitenziario italiano e internazionale. Ed è proprio in difesa di questa realtà che recentemente è stato pubblicato l’appello firmato da 35 docenti di varie università italiane e indirizzato al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, a seguito di una circolare del 27 febbraio 2025 che limita in modo significativo l’apertura delle celle e la conseguente agibilità e possibilità di movimento dei detenuti in Alta Sicurezza. Molti dei quali, da anni, partecipavano alle attività della rivista.

Vi si legge: “Ci domandiamo quanto possa essere costituzionalmente legittima la scelta delle “celle chiuse” quale modalità di custodia dei detenuti di Alta Sicurezza. Non convincono le motivazioni a favore delle “celle chiuse”, laddove si dice che solo in questo modo si rende possibile la individualizzazione del trattamento. Allo stesso modo, non pare opportuno fare discendere conseguenze così gravose sulla generalità dei detenuti in AS. Laddove si sono verificate criticità è giusto intervenire, non lo è farlo in modo indistinto, a tutto detrimento proprio della individualizzazione. Chiediamo pertanto che il Dap intervenga in modo rapido e solerte per rimediare a questa scelta sbagliata e fuori dal perimetro costituzionale”.

Ornella Favero, Direttrice di Ristretti Orizzonti, racconta che l’esperienza della redazione mista, con detenuti comuni e detenuti dell’Alta Sicurezza ebbe inizio nel 2013. “Tutto è nato perché volevamo uscire dalla logica che il detenuto mafioso non avesse alcun diritto al cambiamento. La sfida è quella, la stessa Costituzione ce la suggerisce quando non fa distinzioni: il punto è supportare il cambiamento proprio di coloro che sembrano più immutabili”. Oltre al lavoro redazionale, Favero ricorda che ogni settimana in carcere grazie a Ristretti entrano scolaresche, spesso per la prima volta, garantendo così uno scambio continuo fra il dentro e il fuori. Ma lo scambio, chiarisce la direttrice di Ristretti, non c’è solo tra coloro che non hanno mai avuto esperienza del carcere e chi, invece, è detenuto.

La possibilità di lavorare insieme, a prescindere dall’entità della pena e quindi della natura del reato, fa sì che lo scambio avvenga tra gli stessi detenuti: “Ricordo le parole di Salvatore - continua Favero - quando diceva: io non sono un mafioso ma venendo da un paesino del meridione subivo il fascino di quel mondo, eppure sentire l’esperienza di queste persone, vederle, parlarci e scoprire cosa si nascondesse dietro l’alone del grande boss mi ha aiutato, ci ha aiutato”.

Questo incontro dava loro la possibilità di mettersi in gioco. E questo significava mettere in discussione il rigido assunto che, per alcuni, non ci fosse trasformazione possibile e possibile emancipazione e salvezza. Con l’attuazione di questa circolare, le persone in Alta Sicurezza non solo non possono più partecipare ai lavori di redazione, ma hanno dovuto sospendere gli incontri con gli studenti e, per la prima volta, è stato loro impedito di partecipare alla Giornata di studi annuale promossa da Ristretti. “Contro tutto ciò vale ancora ciò che per noi rappresenta una stella polare. Ovvero le parole di Agnese Moro: non voglio buttare via nessuno”.