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di Luca Bonzanni

Avvenire, 16 febbraio 2025

Il controllo delle carceri potrà passare anche dal cielo, con nuove tecnologie. Come in una partita di scacchi, la polizia penitenziaria s’appresta a utilizzare i droni per monitorare il perimetro dei penitenziari, dopo che negli ultimi tempi proprio questi apparecchi sono diventati un nuovo strumento per provare a violare la sicurezza degli istituti. Una sorta di “controffensiva” che porterà a istituire, all’interno degli organigrammi della polizia penitenziaria, anche la specializzazione di “operatore di aeromobili a pilotaggio remoto”. Cioè i droni, appunto: la svolta è messa nero su bianco nella bozza di un decreto del ministero della Giustizia condiviso nei giorni scorsi con i sindacati di categoria per un primo confronto, in attesa dei successivi passi formali.

Alla base di questa novità, come scorre nella premessa del documento consultato da Avvenire, c’è la “necessità di favorire l’efficientamento e l’ottimizzazione dei processi amministrativi e organizzativi del Corpo di polizia penitenziaria, nonché l’innalzamento dei livelli di sicurezza all’interno degli istituti penitenziari anche in chiave di contrasto al fenomeno dell’introduzione illecita di sostanze stupefacenti e psicotrope o di oggetti non consentiti mediante l’utilizzo di aeromobili a pilotaggio remoto da parte della criminalità organizzata”.

La tecnologia è ormai una frontiera costantemente esplorata per far breccia nelle carceri, negli ultimi mesi sono stati sventati più tentativi di introdurre materiali illeciti oltre le mura cinta proprio attraverso l’uso di droni. L’elenco dei precedenti s’è fatto corposo: il 5 febbraio due agenti fuori servizio hanno intercettato un apparecchio sopra la casa circondariale di Terni, a fine gennaio un drone con droga e cellulari è caduto in un’area esterna del carcere di Messina, a inizio anno un drone era stato intercettato nei pressi di Poggioreale, a dicembre era accaduto a Foggia, a settembre a Lecce, ad aprile a Bergamo. Tema di attualità anche alla luce di recenti inchieste che hanno evidenziato una certa permeabilità degli istituti.

Così, il ministero della Giustizia accelera sulle contromisure: già a luglio 2023 il Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) aveva sottoscritto un protocollo d’intesa con l’Enac (l’Ente nazionale per l’aviazione civile) per definire una cornice normativa, ora si punta sulla specializzazione della polizia penitenziaria. La bozza del decreto ministeriale, infatti, disciplina le modalità di accesso a questa nuova mansione, prevedendo sia la figura dell’operatore sia quella dell’istruttore.

Gli operatori non saranno impiegati in via esclusiva in questa nuova funzione, ma potranno svolgere anche le mansioni classiche, intervenendo poi con i droni al momento del bisogno, restando però “allenati” attraverso esercitazioni periodiche; oltre ai reparti in servizio nelle case circondariali e di reclusione, i “piloti” di droni potranno essere assegnati anche al Gruppo operativo mobile (che gestisce gli interventi straordinari, ad esempio durante le rivolte) e ad altre specifiche direzioni del ministero della Giustizia.

Stando alla bozza del decreto, l’uso dei droni porterebbe “vantaggi in termini di sicurezza, di efficienza operativa e di riduzione dei costi”. Inoltre, “su richiesta del Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità”, questo personale “potrà essere impiegato anche presso le strutture penitenziarie per i minori”.