sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Paolo Cagidemetrio

Italia Oggi, 30 luglio 2026

Disposte a accogliere detenuti sono McDonald’s, Terna, Autogrill, Gruppo Cremonini, A2A, l’Istituto superiore di sanità e la Fabbrica di San Pietro, ma anche pmi di ogni settore. Da discarica sociale a giacimento di risorse. È il ruolo che il carcere può svolgere ribaltando la comune visione che considera perduto per sempre chi ha sbagliato. Cresce infatti il numero delle imprese che scelgono di avere alle proprie dipendenze un detenuto. “Ma sono ancora poche rispetto alla grande potenzialità di questa scelta”, spiega Flavia Filippi, giornalista e fondatrice dell’associazione Seconda Chance, diffusa in quasi tutta Italia, che si occupa di fare da ponte tra il carcere e le aziende. Eppure i motivi per farlo sembrano non mancare.

L’impatto del lavoro sulla recidiva - Innanzitutto le stime del Cnel, che su questo fronte ha dispiegato da tempo il proprio impegno, riguardo alla recidiva. Oggi il 60 per cento dei quasi 65 mila ospiti dei penitenziari italiani sono al loro secondo ingresso in carcere, cioè sono tornati a compiere un nuovo reato. Secondo la stima del Cnel la possibilità di ricadere in errore precipiterebbe invece dal 60% al 2% tra coloro che durante la detenzione sono stati avviati al lavoro. Soprattutto all’esterno, in aziende che propongono un contratto a coloro i quali sono nella situazione di poter accedere a misure alternative alla detenzione. In buona sostanza, se c’è l’opportunità di poter vivere del proprio lavoro crolla la spinta a tornare a delinquere. Certo, non tutti sono nelle condizioni di poterlo fare o meritare, ma sono molti di più di quelli che attualmente varcano il cancello del carcere la mattina per uscire e lo riattraversano la sera per rientrare in cella dopo una giornata di lavoro.

I benefici fiscali e la legge Smuraglia - Un buon secondo motivo sono i benefici previsti per le imprese dalla legge Smuraglia, varata nel 2000 ma ancora poco conosciuta. La norma prevede un credito d’imposta, e in alcuni casi anche uno sconto previdenziale, variabile tra i 300 ed i 500 euro al mese per ogni detenuto assunto: un vantaggio che può durare anche 18 o più mesi dopo la scarcerazione. Infine sempre più imprese, anche se non rientrano tra quelle per le quali è obbligatorio, scelgono di stilare il loro bilancio di sostenibilità: il documento dal quale emerge la responsabilità sociale dell’azienda e al quale non è estranea l’applicazione dell’articolo 27 della Costituzione in cui si afferma che la pena deve tendere alla rieducazione del condannato.

Come assumere un detenuto - Seconda Chance in meno di tre anni ha procurato più di 900 offerte di lavoro cercando imprese di ogni dimensione disponibili ad intraprendere questa strada: colossi come McDonald’s, Primark, Terna, Autogrill, Gruppo Cremonini, A2A o realtà come l’Istituto superiore di sanità e la Fabbrica di San Pietro, ma anche piccole e medie aziende di ogni settore, dall’edilizia alla meccanica, dal tessile ai servizi, dal commercio all’artigianato.

Il processo di selezione e l’inserimento - Il match è diretto, con colloqui in carcere tra rappresentanti dell’impresa e detenuti che abbiano il profilo richiesto e, in accordo con le direzioni e gli educatori di ogni istituto, le caratteristiche per poter lavorare all’esterno. Un vero e proprio colloquio di lavoro. Spesso il primo della loro vita per molti reclusi: nella stragrande maggioranza dei casi si conclude con la proposta di un regolare contratto di assunzione, che per il disco verde definitivo verrà vagliata dal direttore del carcere e dal tribunale di sorveglianza. Ovviamente niente braccialetto elettronico o accompagnamento da parte della Polizia penitenziaria. Al loro arrivo la mattina in azienda impossibile riconoscerli da qualsiasi altro dipendente. “Quello che chiediamo - aggiunge la presidente di Seconda Chance - è che le imprese ci contattino attraverso il nostro sito secondachance.net oppure alla email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. E ci occorre sostegno. Mettere in contatto il mondo delle imprese ed il carcere non è un passatempo”.