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di Riccardo Noury*

Corriere della Sera, 24 maggio 2023

È in corso a Lubiana, capitale della Slovenia, una sessione di negoziati, promossa da 77 stati membri delle Nazioni Unite, per la stesura di una Convenzione sulla cooperazione internazionale nelle indagini e nei procedimenti sul genocidio, sui crimini contro l’umanità, sui crimini di guerra e su altri crimini internazionali. Se la Convenzione vedesse la luce, la cooperazione giudiziaria internazionale garantirebbe alle vittime delle più gravi violazioni dei diritti umani maggiore accesso alla giustizia e alla riparazione.

Il testo in discussione prevede una serie di obblighi degli stati, tra i quali la reciproca assistenza, soprattutto in tema di estradizione, nelle indagini e nei procedimenti giudiziari: le une e gli altri, infatti, coinvolgono vittime, elementi di prova e presunti responsabili di diversi stati. Di particolare importanza è l’obbligo, per gli stati che sottoscrivessero la Convenzione una volta entrata in vigore, di processare presunti autori di tali crimini o di consegnarli a un altro stato oppure a un organo della giustizia internazionale.

Non è detto che il negoziato di Lubiana si concluda bene. Ieri la Francia, appoggiata dal Regno Unito, ha presentato una proposta che, se approvata, potrebbe indebolire la Convenzione al punto tale da consentire ai criminali di guerra di evadere la giustizia. Si tratta di modifiche alla bozza degli articoli 6 e 11 della Convenzione, che lascerebbero alla discrezionalità degli stati l’istituzione di meccanismi di giurisdizione universale e di norme per l’estradizione di sospetti autori di crimini di diritto internazionale.

*Portavoce di Amnesty International Italia