di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 9 marzo 2020
Il Guardasigilli dovrebbe fare appello al buon senso il prima possibile. Sei morti e qualche tentativo di evasione sono un bilancio (provvisorio?) già abbastanza drammatico perché il governo affronti subito questa emergenza nell'emergenza.
Il contagio della rivolta nelle carceri non si ferma, e da Nord a Sud, da Milano a Palermo, le sommosse provocate dai detenuti si moltiplicano. Sei morti e qualche tentativo di evasione sono un bilancio (provvisorio?) già abbastanza drammatico perché il governo affronti subito questa emergenza nell'emergenza. Subito significa che al più presto, nelle prossime ore, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede dovrebbe presentarsi in televisione - lo strumento che nei penitenziari è ancora il principale veicolo di informazione e diffusione delle notizie per i reclusi - per rassicurare tutta la popolazione carceraria e fare un appello alla ragionevolezza, condito con qualche immediata proposta di buon senso che renda credibili le sue parole.
Significa cercare di far capire ai detenuti che la sospensione dei colloqui diretti con i parenti e le occasioni d'incontro con chi viene dall'esterno delle prigioni è una misura provvisoria, limitata il più possibile nel tempo, e presa in primo luogo a tutela della loro salute. Che sarà accompagnata da contromisure immediate per evitare l'interruzione totale dei contatti con i familiari: per esempio l'uso più esteso, e anche questo immediato, delle telefonate; insieme all'utilizzo dei sistemi skype per i colloqui a distanza garantito a tutti, anche i reclusi nei circuiti di alta sicurezza che finora ne erano esclusi.
Il Garante nazionale dei detenuti ha suggerito anche altri provvedimenti utili ad allentare la tensione (e il sovraffollamento) che non sembrano mettere a rischio la sicurezza dei cittadini e del Paese. Concedere la liberazione anticipata a chi è alle soglie del fine mese, per esempio da qui a tre mesi, sempre su valutazione e decisione dei giudici di sorveglianza, è una possibilità; così come consentire a i semiliberi di trascorrere la notte in detenzione domiciliare anziché dover rientrare in carcere. In un momento di crisi un esecutivo può (deve) prendersi queste responsabilità. Magari mentre si consulta il Comitato nazionale per l'ordine pubblico, convocato per valutare la situazione.
Prima possibile, però. Per scongiurare ulteriori degenerazioni delle proteste. Dopo, solo dopo, ci sarà il tempo di dedicarsi alle controversie politiche, e al tam tam delle dichiarazioni che già si sovrappongono nella quotidiana tra i partiti: da Italia viva che chiede le dimissioni del capo Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria alla Lega che intima di non aprire le galere. Di fronte all'emergenza di un contagio violento e incontrollabile che si sovrappone a quello del coronavirus, le polemiche che possono aspettare. Prima è meglio agire.









