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di Franco Giubilei


La Stampa, 9 marzo 2020

 

Proteste da Vercelli a Frosinone. I Sindacati: istituti in emergenza da tempo ma il governo non se ne occupa. Carceri in rivolta, dopo le modifiche introdotte dal governo rispetto alle modalità di colloquio detenuti e familiari a causa dell'infezione da coronavirus. Tensione e proteste negli istituti penitenziari di Napoli Poggioreale, Modena, Frosinone, Alessandria San Michele; battiture delle inferriate a Foggia e Vercelli. Mentre questa mattina un centinaio di persone hanno richiesto di effettuare i colloqui presso la Casa Circondariale di Napoli Secondigliano stazionando per alcune ore.

Il Garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasia, racconta quanto sta accadendo a Frosinone: "La protesta va avanti, sono circa un centinaio i detenuti che hanno occupato la seconda sezione, e sono barricati. Hanno un elenco di richieste che partono dalla questione dei colloqui. Siamo in fase di attesa. C'è anche il provveditore, non si vuole fare alcuna azione di forza per non creare tensioni. Siamo in trattativa".

"Sono momenti drammatici e convulsi - afferma Gennarino De Fazio, per la UilPa Polizia Penitenziaria nazionale - nei quali da donne e uomini di Stato pensiamo per prima cosa a difendere le istituzioni democratiche e la sicurezza dei cittadini, dunque abbiamo notizie del tutto parziali e frammentarie, ma univoche nel raccontare gravi tensioni e disordini in molti istituti penitenziari del Paese. Solo ieri sera, da ultimo, avevamo detto che le carceri finiranno per essere il banco di prova finale del governo, anche perché nessuno che conosca il carcere poteva non sapere quello che si sarebbe verificato".

"Non si dica - conclude il rappresentante sindacale - che quanto sta accadendo è per il coronavirus, ma è con il coronavirus, perché il grave stato emergenziale che attanaglia le carceri, i detenuti e chi vi opera dura da troppo tempo e solo l'improvvisazione di chi ha il dovere di gestirle politicamente, per conto dei cittadini, poteva non prevedere quello che sta accadendo in queste ore.

D'altronde le organizzazioni sindacali rappresentative degli operatori del Corpo di polizia penitenziaria, pressoché unanimemente, lo denunciano insistentemente da mesi senza essere degnate della doverosa attenzione del ministro della Giustizia, il quale dovrebbe forse rammentare di non aver ricevuto un'investitura divina. Ora speriamo che si limitino i danni e tutto rientri nella normalità, ma immediatamente dopo nessuno potrà più far finta di niente"

Duro anche l'Osapp, il cui segretario generale, Leo Beneduci, accusa: "L'impreparazione del sistema e i disagi ingiustificati del personale in particolare di polizia penitenziaria che si trova a dover correre ai ripari rispetto all'emergenza in atto, trovano motivazione nel disinteresse dell'amministrazione penitenziaria centrale e del ministro Bonafede, che non hanno ritenuto da mesi di prestare attenzione ai molteplici segnali di allarme provenienti dagli istituti penitenziari e che trovano oggi alibi di manifestarsi a seguito delle misure assunte dal governo". Per l'Osapp, "dovranno invertirsi politiche penitenziarie eccessivamente improntate a favorire la popolazione detenuta indipendentemente dalla natura e dalla gravità dei reati commessi".