di Lorenzo Allegrucci
Italia Oggi, 28 gennaio 2021
Sta dietro Georgia e Rwanda e nella Ue è 20esima su 27. Nella classifica mondiale della corruzione nel settore pubblico, l'Italia mantiene il punteggio, ma perde una posizione. Sopravanzata anche da Botswana, Cipro, Georgia e Rwanda. E ventesima sui 27 paesi dell'Ue.
L'indice di percezione della corruzione (Cpi) 2020, che sarà pubblicato oggi da Transparency International, presentato dal presidente della sezione italiana, Iole Savini, classifica l'Italia al 52° posto su 180 stati oggetto della specifica analisi.
L'Italia, dunque, pur mantenendo il punteggio (53) attribuitogli nell'edizione 2019, perde una posizione in graduatoria classificandosi 52ª. Il Cpi conferma l'Italia al 20° posto tra i 27 paesi membri dell'Unione europea. La classifica mondiale pone Danimarca e Nuova Zelanda al comando con 88 punti. Al momento risultano inarrivabili. Al contrario, in fondo alla classifica, troviamo Siria, Somalia e Sud Sudan, rispettivamente con 14, 12 e 12 punti.
La classifica è redatta valutando 13 strumenti di analisi (misure oggettive) o di sondaggi (misure soggettive) ad esperti provenienti dal mondo del business. Il punteggio finale è determinato in base a una scala da 0 (alto livello di corruzione percepita) a 100 (basso livello di corruzione percepita). Le misure soggettive includono una serie di indicatori aggregati che sintetizzano vari aspetti o manifestazioni della corruzione in un'accezione ampia. Si fondano su sondaggi realizzati con campioni rappresentativi della popolazione o di categorie specifiche di soggetti (imprenditori, funzionari, esperti ecc.).
Negli ultimi anni l'Italia ha compiuto significativi progressi nella lotta alla corruzione: ha introdotto il diritto generalizzato di accesso agli atti rendendo più trasparente la pubblica amministrazione ai cittadini, ha approvato una disciplina a tutela dei whistleblower, ha reso più trasparenti i finanziamenti alla politica e, con la legge anticorruzione del 2019, ha inasprito le pene previste per taluni reati, si rileva nel rapporto. Nell'ultimo anno, però, gli interventi migliorativi sono cessati, anche a causa del Covid. Di qui un arresto del trend positivo che aveva visto l'Italia guadagnare 11 punti dal 2012 al 2019. In questo contesto, le sfide poste dall'emergenza pandemia, possono mettere a rischio gli importanti risultati conseguiti se si dovesse abbassare l'attenzione verso il fenomeno corruttivo e non venissero previsti e attuati i giusti presidi di trasparenza e di anticorruzione. Sorge, pertanto, immediatamente, secondo il rapporto, l'esigenza di porre una particolare diligenza e ossequio delle regole, per quanto riguarda l'assegnazione e l'utilizzo dei corposi fondi stanziati dall'Unione europea per la ripresa economica.
La corruzione allontana gli investimenti stranieri in misura addirittura maggiore di una elevata tassazione; alimenta la criminalità e l'evasione fiscale, minando la concorrenza; appesantisce l'attività giudiziaria; falcidia le entrate tributarie. Un circolo vizioso che zavorra i processi di sviluppo e deprime l'ambiente economico: meno investimenti, riduzione dell'occupazione, dei redditi e dei consumi, meno entrate fiscali, riduzione della quantità e qualità di servizi e prestazioni pubbliche, lievitazione dei costi burocratici.
La pubblicazione del Cpi 2020 offre lo strumento più completo di Transparency International, per la valorizzazione della cultura dell'anticorruzione e della trasparenza al fine di accrescere, operando anche al fianco delle istituzioni, la sensibilità dei cittadini verso il valore della legalità, quale fattore fondamentale per la crescita e lo sviluppo del Paese. Transparency International è l'organizzazione non governativa operante nella lotta alla corruzione, nata a Berlino nel 1993; tra i membri Gherardo Colombo e Carlo Cottarelli.











