di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 28 gennaio 2023
In sciopero della fame da 100 giorni contro il carcere duro. Al 41 bis per una bomba che non causò né vittime né feriti. La Cassazione anticipa al 7 marzo l’udienza sul ricorso. Il garante dei detenuti chiede il trasferimento immediato in una struttura in grado di dare più assistenza sanitaria. L’uomo ha perso 40 chili. Silenzio dal Guardasigilli.
Alfredo Cospito è al centesimo giorno di sciopero della fame. L’anarchico, ristretto al 41 bis nel carcere di Sassari, è in protesta contro il regime del carcere duro e contro l’ergastolo ostativo, al quale rischia di essere condannato dalla Corte d’Appello di Torino, con l’accusa di strage politica. Il processo a suo carico, molto complesso, verte su una bomba a basso potenziale che l’anarchico avrebbe posto, di notte, davanti a una caserma per allievi carabinieri. Un gesto che non causò vittime, né feriti. Il caso è ora davanti alla Corte costituzionale, ma l’uomo dal 20 ottobre ha iniziato a digiunare e negli ultimi giorni, secondo i racconti della dottoressa di fiducia che lo ha visitato, le sue condizioni stanno peggiorando. Cospito, infatti, ha perso più di 40 chili ed è sempre più debole. Per questo motivo il Garante dei detenuti, Mauro Palma - che per giorni ha seguito la vicenda senza intervenire pubblicamente - ha chiesto con chiarezza che l’anarchico “sia trasferito con urgenza in una struttura in grado di garantire un immediato intervento di carattere sanitario in caso di situazioni di alta gravità, rischio, peraltro, elevato dato il forte stress a cui è sottoposto da mesi il suo organismo”. Il carcere di Sassari, continua il garante, “non è dotato di un centro clinico interno e nel territorio limitrofo non vi sono strutture sanitarie in grado di assicurare eventuali interventi urgenti con la dovuta sicurezza”. Fonti del garante fanno sapere ad HuffPost che si tratta di una richiesta fatta in via preventiva, per fare in modo che se la situazione dovesse aggravarsi ulteriormente Cospito si troverebbe già in una struttura adeguata. Al momento, però, dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria non sono arrivate risposte. Né il ministro della Giustizia sembra intenzionato a revocare il 41 bis. In via Arenula si insiste sul fatto che il carcere duro per Cospito è stato motivato dalla necessità di interrompere le comunicazioni tra l’uomo e la galassia anarchica e che prima che il provvedimento, firmato da Marta Cartabia, fosse emesso, erano arrivate le richieste e i pareri della direzione distrettuale antimafia di Torino e della Direzione nazionale antimafia. Non è da escludere, però, che si lavori a una soluzione per tutelare la vita del detenuto.
Ufficialmente dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria non sono state prese iniziative per trasferire Cospito, ma fonti ben informate fanno notare che il primo passo anche per un eventuale spostamento di un detenuto va fatto dal sistema sanitario nazionale. Deve essere, insomma, il medico del carcere a chiedere di intervenire e solo allora il Dap si può muovere. A quanto risulta, però, dai sanitari del penitenziario di Sassari non sono arrivate richieste ufficiali. La situazione di Cospito viene considerata in maniera differente rispetto a quella di chi ha una malattia grave, come Matteo Messina Denaro, perché ritenuta maggiormente gestibile anche in un penitenziario apparentemente meno attrezzato. Chi, però, segue da vicino la situazione ritiene che sia necessario agire in fretta, per scongiurare ulteriori aggravamenti della salute dell’uomo, che al momento è sulla sedia a rotelle e ha molto freddo, al punto che è costretto a indossare tre paia di pantaloni e tre maglioni.










