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di Patrizia Maciocchi

Il Sole 24 Ore, 4 agosto 2022

Il decreto arriva oggi in Cdm, imposta dal Pnrr la scadenza del 19 ottobre per l’ok finale. Più misure alternative al carcere e riti alternativi per tagliare i tempi dei procedimenti. Meno spazio alle impugnazioni e maggiore alla giustizia riparativa.

Con la digitalizzazione del processo penale, sono questi i punti di forza contenuti nei 99 articoli dello schema di decreto legislativo che attua la legge delega 134/2021 che punta alla “cura” del processo e della giustizia penale. Norme che dovrebbero approdare oggi al Consiglio dei ministri, per essere licenziate in prima lettura e poi sottoposte al parere delle commissioni competenti che va espresso entro 60 giorni.

Passaggi obbligati per raggiungere gli obiettivi del Pnrr che prevendono, entro il 2026 la riduzione del 25% della durata media del processo penale nei tre gradi giudizio. La prima tranche del pacchetto Cartabia, con i decreti che attuano la riforma del processo civile, ha avuto il via libera del Cdm il 28 luglio scorso ed è ora all’esame delle commissioni.

Le dead line per l’ok definitivo dei decreti di attuazione è fissata al 26 novembre per il civile e al 19 ottobre per il penale. Una scadenza da segnare in rosso, perché anche dal suo rispetto, dipende l’arrivo in Italia dei 21 miliardi, seconda rata dei fondi Pnrr. Certamente è corsa contro il tempo, considerando i 6o giorni a disposizione delle commissioni e la seconda lettura del Cdm. L’incognita sul quando ci sarà il secondo approdo a palazzo Chigi, condiziona anche il chi, procederà al nuovo esame.

Le norme attuano una riforma - al cui interno c’è la previsione dell’improcedibilità dell’azione penale in caso di superamento della durata massima del giudizio di impugnazione - approvata alla Camera un anno fa e duramente osteggiata dai 5 Stelle. Ma i 99 articoli dei decreti, tentano proprio di evitare che i processi vengano “rottamati” per l’inefficienza degli uffici giudiziari, timore espresso anche dalla Commissione europea nel report 2022 sullo stato del diritto. Le modifiche toccano il processo penale dall’udienza preliminare alle impugnazioni. Una novità è l’introduzione dell’udienza filtro nel procedimento con citazione diretta.

Per potenziare l’accertamento processuale sarà possibile riassumere la prova nel caso di mutamento del giudice, come utilizzare forme semplificate di trattazione cartolare delle impugnazioni. Ma lo schema, per raggiungere l’obiettivo efficienza, punta soprattutto ad un maggiore ricorso ai riti alternativi e alle misure alternative al carcere. Potenziate la sospensione con messa alla prova, la non punibilità per particolare tenuità del fatto, la remissione di querela, e l’estinzione del reato, in particolare delle contravvenzioni, come risultato di condotte riparatorie.

Interventi anche sul fronte delle pene sostitutive detentive brevi, dalla semilibertà al lavoro di pubblica utilità, immediatamente esecutive dopo il giudicato.

Nel pacchetto anche strumenti per ridurre il numero dei cosiddetti liberi sospesi: i condannati a pene detentive che attendono anni, in libertà, che sia concessa la pena alternativa. Sulla scia delle best practice internazionali, gli interventi sulla giustizia riparativa che si affianca, senza sostituirlo, al processo e all’esecuzione penale. Un programma che, con l’aiuto di un mediatore adeguatamente formato, consente alla vittima e all’autore del reato di risolvere le questioni che da questo derivano. Una via che dovrebbe incentivare la remissione di querela e ridurre i tassi di recidiva.