di Eleonora Martini
Il Manifesto, 6 maggio 2025
I giudici contabili: “Sovraffollamento oltre ogni limite, attenti ai prossimi interventi”. La nuova gara d’appalto per ampliare la capienza delle carceri italiane è già stata lanciata e il progetto faraonico meloniano di “almeno 1.500 moduli prefabbricati in calcestruzzo entro la fine dell’anno” è già un modellino tecnico di Invitalia da offrire alla propaganda securitaria. Peccato però che neppure l’ultimo Piano di edilizia penitenziaria, varato in nome dell’emergenza dal governo Monti e affidato dal 2012 al 2014 all’allora commissario straordinario Angelo Sinesio, sia stato portato a termine.
“A dieci anni dalla conclusione della gestione commissariale, l’analisi sullo stato di attuazione del “Piano Carceri” evidenzia situazioni critiche di sovraffollamento carcerario che - soprattutto in Lombardia, Puglia, Campania, Lazio, Veneto e Sicilia - assumono contorni ai limiti dell’emergenza”. A scriverlo è addirittura la Corte dei Conti che, nella delibera di oltre 240 pagine dedicata a “Infrastrutture e digitalizzazione: Piano carceri”, invita il governo Meloni a concentrarsi piuttosto sulla “necessità ed urgenza che giungano a conclusione gli ulteriori interventi di manutenzione straordinaria già programmati - e tuttora in corso - per il miglioramento delle condizioni ambientali, igienico-sanitarie e trattamentali all’interno degli Istituti”.
Condizioni che non sono in linea con il dettato costituzionale e neppure con la decenza, in un Paese civile, e che “rischiano pure l’aggravamento a causa del decreto Sicurezza”, come hanno denunciato ieri i Garanti territoriali dei detenuti chiedendo un incontro con il presidente Mattarella. Dai dati del Dap risulta infatti che sono attualmente oltre 62 mila i detenuti rinchiusi in 46.800 posti letto, pari ad un tasso di affollamento di circa il 133%. In crescita costante, come fa notare il Garante del Lazio, Anastasia, che sottolinea: “Sono 420 in più rispetto all’inizio dell’anno per un tasso di crescita in tre mesi dello 0,7%”. In Lombardia, Veneto e Puglia il sovraffollamento raggiunge il 150%. Secondo l’Eurostat, nel 2023 l’Italia con il 119,1% era al terzo posto tra gli Stati Ùe con maggiore sovraffollamento penitenziario, superata solo da Cipro (226,2%) e Francia (122,9%). In questo contesto, dall’inizio dell’anno in cella si sono suicidati 29 detenuti.
“Nel 2013 si prevedeva la realizzazione di 12.024 posti detentivi”, ricorda la Corte dei Conti. Il Piano si è però arenato, anche dopo la conclusione dell’esperienza commissariale avvenuta nel 2014, per cause varie tra cui “inadempienze contrattuali da parte delle imprese”, “mutamenti repentini delle esigenze detentive rispetto al passo dei lavori, fino alle carenze nei finanziamenti necessari per attuare le modifiche progettuali”. Motivo per il quale i giudici contabili chiedono “alla nuova figura del Commissario straordinario” Marco Doglio, nominato nel settembre 2024, di monitorare bene le attività previste dal nuovo Piano carceri perché gli “interventi dovranno, in ogni caso, contenersi entro le scadenze previste dai relativi cronoprogrammi procedurali e finanziari”. Senza dimenticare “la necessità di applicare il principio dell’individualizzazione della pena, che impone una corretta collocazione dei detenuti all’interno delle strutture in base alla loro condizione giuridica e alle esigenze trattamentali”.
A questo proposito vale la pena citare - sia pur brevemente - una ricerca appena pubblicata dall’Einaudi Institute for Economic and Finance di quattro ricercatori che, analizzando le informazioni ottenute dal Dap relative a donne detenute in carcere tra il 2012 e il 2022, hanno registrato una diminuzione degli episodi di autolesionismo e una riduzione della recidiva, fino al 16% nei tre anni successivi alla liberazione, quando la pena è stata scontata in carceri totalmente femminili (e dunque con servizi su misura) anziché misti. In Italia vi sono solo tre istituti completamente femminili (Rebibbia, Trani e Giudecca) perché le donne detenute sono circa il 4,5% del totale. Per loro, dunque, c’è anche la pena accessoria della lontananza da casa. L’accusa della Corte dei Conti non ha però scalfito minimamente il ministro Nordio che ha ribadito imperterrito la stessa ricetta di sempre. Il problema però, divaga il Guardasigilli, è che “in Italia è difficile costruire, perché mancano gli spazi più che i fondi”.











