di Natasha Caragnano
La Repubblica, 8 marzo 2022
Al via all’Aja l’esame del ricorso di Kiev contro le ragioni addotte da Mosca per giustificare l’invasione dell’Ucraina con la volontà di evitare il genocidio dei russofoni. Alla Corte internazionale di giustizia con sede all’Aja, nei Paesi Bassi, è iniziata la prima udienza sul ricorso presentato dall’Ucraina al più alto organo giuridico delle Nazioni Unite, circa le ragioni addotte da Mosca per giustificare l’invasione russa dell’Ucraina. Kiev sostiene che si basi su false affermazioni di genocidio. Ma la fila di seggi riservati agli avvocati russi è vuota. La presidente della corte, la giudice americana Joan Donoghue, ha spiegato che l’ambasciatore russo nei Paesi Bassi ha informato i giudici che “il suo governo non intendeva partecipare all’udienza”.
La Corte internazionale di giustizia giudica le controversie legali tra Stati. “Le sue sentenze sono legalmente vincolanti, anche se i paesi non sempre le rispettano e la Corte non ha poteri esecutivi delle sentenze - spiega il Washington Post - La Corte penale internazionale, anch’essa con sede all’Aja, è invece in carica nell’individuare le responsabilità individuali dei crimini di guerra, come quelli denunciati dall’Ucraina contro la Russia e sue squadre sono già state inviate nelle zone del conflitto al fine di ottenere prove per un potenziale caso”.
“La corte si rammarica della mancata apparizione della Federazione Russa in questo procedimento orale”, ha detto Donoghue. Mentre le forze russe assediano le città ucraine, nonostante l’annuncio di un cessate il fuoco per permettere ai civili di fuggire da alcune aree, la Corte internazionale di giustizia ha aperto i due giorni di udienze presso la sua sede, il Palazzo della Pace. L’Ucraina presenterà le sue argomentazioni oggi, mentre la Russia avrà l’opportunità di rispondere martedì.
L’Ucraina accusa la Russia di aver manipolato il concetto di genocidio per giustificare l’invasione e ha chiesto che vengano fermate “immediatamente le operazioni militari” lanciate il 24 febbraio, “con l’obiettivo dichiarato di prevenire e punire un presunto genocidio” nelle regioni separatiste orientali di Lugansk e Donetsk.
Il presidente russo Vladimir Putin afferma infatti che “l’azione militare speciale” della Russia è necessaria “per proteggere le persone che sono state sottoposte al genocidio” - riferendosi a coloro la cui prima o unica lingua è il russo - nell’Ucraina orientale. Una rivendicazione falsa e per cui l’esercito russo va fermato, “e la Corte internazionale di giustizia deve svolgere il suo ruolo per fare in modo che questo accada”, ha detto un rappresentante di Kiev durante l’udienza.
Il documento legale di nove pagine che ha presentato l’Ucraina nega che si sia verificato un tale genocidio nelle regioni separatiste e sostiene che “la Russia ha capovolto la Convenzione sul genocidio”. Al contrario di quello che affermano i russi “sembra che sia la Russia a pianificare atti di genocidio in Ucraina”, si legge nella sua richiesta alla Corte.









