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di Carlo Rimini

Corriere della Sera, 11 luglio 2025

Il giudice è costretto ad avvalersi di assistenti sociali sempre diversi con i quali non ha un rapporto diretto. I Comuni più piccoli non hanno risorse sufficienti e sono costretti a consorziarsi. Una parte del lavoro viene appaltato a cooperative esterne. La notizia che la maggior parte degli imputati sono stati assolti nel “caso Bibbiano” fa tirare un sospiro di sollievo. Il polverone sollevato dalla polemica politica si è finalmente posato a terra. Tuttavia, un problema esiste. I giudici che si occupano della tutela dei bambini effettuano gli accertamenti necessari attraverso gli assistenti sociali.

I servizi sociali sono strutture locali: dipendono dai Comuni. Dunque, le indagini disposte dai tribunali sui comportamenti dei genitori - che portano, nei casi più gravi, a disporre che un bambino sia dato in adozione - non vengono effettuate da dipendenti del Ministero della giustizia, sotto il controllo del giudice o delle procure minorili, ma da operatori che dipendono dai Comuni. Il giudice è costretto ad avvalersi di assistenti sociali sempre diversi con i quali non ha un rapporto diretto. I Comuni più piccoli non hanno risorse sufficienti e sono costretti a consorziarsi. Una parte del lavoro viene appaltato a cooperative esterne.

La qualità del lavoro è affidata alla buona volontà dei singoli, che spesso operano con grande dedizione, talvolta sono invece negligenti, molto raramente perseguono interessi diversi da quelli dei bambini. I controlli sono scarsi per la scissione fra l’autorità che commissiona le indagini (il tribunale) e l’autorità da cui i servizi sociali dipendono (il sindaco). Il giudice è costretto ad affidarsi quasi ciecamente alle relazioni dei servizi sociali, perché il carico eccessivo di lavoro dei tribunali consente ai giudici di avere uno scarso contatto con ogni singolo caso.    Sarebbe quindi necessario creare un apparato amministrativo di supporto ai giudici alle dipendenze del Ministero della giustizia e sotto il controllo diretto dei tribunali. Le polemiche sul “caso Bibbiano” non costano niente; questa riforma strutturale avrebbe invece un costo.