di Sara Papalia
Ristretti Orizzonti, 21 aprile 2015
Ancora a proposito della chiusura dell'Alta Sicurezza a Padova. Mi chiamo Sara Papalia e mio padre, Antonio, è uno dei tanti detenuti della Casa di reclusione di Padova che in questi giorni vedono la loro vita, i loro percorsi e i rapporti con i loro famigliari appesi a un filo.
Sono tutti detenuti che hanno passato anni in carceri di massima sicurezza, lontano dalle famiglie e molti di loro, come mio padre, sono stati sottoposti al regime del 41 bis per lunghi anni. Un regime che come ben saprete non ha nulla di rieducativo, ma che punisce e penalizza non solo i detenuti, ma anche i famigliari. A Padova, questi uomini sono riusciti a dare un senso alla loro detenzione, hanno ricostruito legami famigliari e hanno intrapreso percorsi rieducativi, come mio padre che ha potuto riprendere gli studi, frequentare la redazione di Ristretti Orizzonti, dedicarsi alla poesia e prendere parte a un gruppo di catechesi, con la speranza di una declassificazione, e poi col tempo di intraprendere un percorso extra-murario, ma cosa succederà invece? cosa ne sarà di mio padre e degli altri detenuti se saranno trasferiti? Come può una persona che si è già messa in discussione e che ha passato anni di dolore e solitudine trovare la forza per ricominciare? Come possono loro e noi credere nelle istituzioni se sono le istituzioni a negarci ogni diritto? Aiutateci vi prego!









